Clash Royale Chests

Come avevo riportato la scorsa settimana parlando di Battlefront II, dopo il polverone scatenato da decine di migliaia di persone su tutti i social media (e, suppongo, qualcuno anche con le autorità locali) le commissioni sul gioco d’azzardo di alcuni paesi europei hanno preso in esame il caso, per stabilire se le loot box (acquisti in-game effettuabili con soldi reali e non diretti, ma dall’esito casuale) possano o dovrebbero rientrare nei canoni del gioco d’azzardo.

 

Beh, oggi abbiamo il primo responso, e arriva dal Belgio: secondo l’organo regolatore nazionale, il Kannspercommissie (“Comitato sul gioco d’azzardo”)… sì, le loot box sono a tutti gli effetti gioco d’azzardo. La fonte per ora è solo un giornale belga (scritti in olandese, seconda lingua ufficiale del paese assieme al francese), ma il contenuto è molto chiaro: “Mescolare il gioco d’azzardo e i giochi, soprattutto in giovane età, è pericoloso per la salute mentale del bambino. (…) L’unione di denaro e dipendenza costituisce gioco d’azzardo”. L’organo non è quindi contro la possibilità di effettuare acquisti in-game (le cosiddette “microtransazioni”), ma pretende che in ogni circostanza in cui il giocatore deve o può utilizzare denaro reale per effettuare l’acquisto, egli deve sapere esattamente cosa sta acquistando e quale sarà il prodotto finale che riceverà, non tirare a sorte su una lotteria.

Ma questo non è tutto: alla luce di questa decisione, il Ministro della Giustizia belga intende portare personalmente la questione in Europa, per spingere alla creazione di una regolamentazione unitaria sulla questione. Ci vorrà del tempo perché il meccanismo si metta in moto e arrivi da qualche parte, ma questa prima delibera (unita alla concreta possibilità che altre analoghe arrivino nel frattempo in altri stati europei) profila la possibilità di uno scossone di proporzioni epiche nel mercato videoludico. Al di là dell’universo AAA, che solo negli ultimi anni sta lentamente e a piccoli passi tentando di entrare nel settore, pensate al mercato mobile, dove la fusione di microtransazioni e “casse” di qualche tipo dai contenuti casuali è estremamente diffusa.

Lorenzo Forini
Sono nato a Bologna nel 1993, videogioco da sempre, e da sempre mi ha affascinato l'idea di andare oltre al solo giocare, di cercare di capire cosa c'è nascosto in ogni titolo dietro al sipario più immediato da cogliere. Se i videogiochi sono una forma d'arte, forse è il caso di iniziare a studiarli davvero come tali.