Gli appassionati di videoludica non possono certo essere definiti dei fandom qualsiasi. Il loro culto verso i videogiochi assume connotati ben precisi che sono piuttosto peculiari e hanno tratti distintivi evidenti, che non possono essere facilmente accomunabili ai patiti di musica, cinema e di altri tipi di intrattenimento. Dopo la pubblicazione del romanzo di Ernest Cline, Player One, del 2010, è partita una gara di tipo storico e antropologico che verte sul tema della storia dei videogiochi. Nonostante per convenzione la data di inizio della videoludica sia stata stabilita con il 1961, per via anche di un fattore meramente legato alla distribuzione di Spacewar! Il primo vero gioco è senza alcun dubbio Nimrod, realizzato ben 10 anni prima rispetto a Spacewar. Ciò nonostante come per ogni episodio storico, la discussione si anima e sono in molti a sostenere che il primo videogames sia stato in realtà Bertie the brain, realizzato un anno prima rispetto a Nimrod, quindi nel 1950. E’ necessario prima di procedere in questa disamina storica che certamente incontrerà pareri discordanti e detrattori, qual è la definizione più efficace per descrivere un videogioco. A noi piace dire sinteticamente che “un videogioco è tutto ciò con cui puoi interagire manipolando elettronicamente le immagini generate al computer su uno schermo.” Ora, nonostante le difficoltà per stabilire qual è stato il primo videogioco della storia, è più facile individuare il decennio in cui ciò è avvenuto. Gli anni cinquanta, che nell’immaginario collettivo sono legati all’avvento del rock and roll, e più specificamente al boom della fantascienza classica, sia in termini di narrativa popolare che di cinema e fumetti.

Chi fu invece l’uomo a cui possiamo attribuire l’invenzione dei videogiochi? Tra i tanti nomi disponibili, spesso la scelta ricade su William Hihinbotham, nato nel 1910, di professione fisico. Nonostante il nome non sia così conosciuto è importante ricordare come Hihinbotham partecipò alla squadra che realizzò la prima bomba nucleare. Nel 1958 il primo vero videogioco per gli esperti è Tennis for two, realizzato grazie a un piccolo computer analogico, fatto con due manopole e un pulsante, prima vera simulazione di un gioco a tema sportivo della storia. Questo gioco pone le basi di Pong, che 14 anni dopo verrà realizzato sulla base di Tennis for two. Qual è stato il motivo che ha spinto il fisico William Hihinbotham a realizzare questa rozza simulazione di gioco che poi sarebbe stata chiamata videogioco? Le ragioni sono molteplici, ma la più convincente è che Hihinbotham desiderava dimostrare a se stesso e al mondo che la scienza non si occupa necessariamente di guerra e distruzione. Sarebbe interessante conoscere il punto di vista di William Hihinbotham oggi, visto che una porzione ampia di videogiochi è dedicata proprio alla tematica di guerra e di distruzione, ma questa è un’altra faccenda. Dagli anni cinquanta, passiamo rapidamente ai settanta, dove i videogiochi non sono ancora popolari e conosciuti per come li conosciamo oggi. Il decennio di svolta è stato sicuramente quello degli anni settanta. Galaxy Game del 1971, basato a grandi linee su Spacewar, viene definito dagli esperti come il primo videogioco di tipo Arcade della storia. Un anno di svolta sarà invece il 1972, grazie alla creazione dell’Atari, che di fatto crea le premesse per quella che verrà definita come l’epoca d’oro dei videogiochi arcade. Tutto ciò che oggi consideriamo videoludica e che ci fa appassionare e dedicare ore del nostro tempo libero a giochi di simulazione, MMO e via dicendo, inizia proprio da questo passaggio fondamentale. Senza la Atari e senza gli arcade non si sarebbero stati nemmeno i videogames che oggi apprezziamo e amiamo così tanto.

Giovanni John Improta
Vi siete mai chiesti come nasce un sito di videogiochi come GameBack? Semplice, una mattina mi sono svegliato e mi sono chiesto: ma io cosa so fare? Mah, l'unica cosa in cui sono bravo sono i videogiochi, sai a quanto potrà servirmi.... Beh, il resto è storia come si suol dire. Ringraziatemi o insultatemi su Facebook, Twitter, o Ludomedia