Continua la scia di ingiunzioni legali dello sviluppatore coreano

PUBG

Ormai mesi fa, Bluehole Studio aveva paventato la possibilità di muoversi per vie legali contro Fortnite, reo a suo avviso di avere “rubato” la formula di gioco di PUBG violandone il copyright. Poco dopo i creatori di PUBG avevano sì intentato una causa, ma piuttosto contro alcuni cloni del gioco disponibili per dispositivi mobile.

Persino quella denuncia era immediatamente sembrata sostanzialmente priva di basi giudiriche, e sinceramente dettata più dalla frustrazione che altro. Non so quindi cosa dovremmo dire ora che, come riporta The Korea Times, Bluehole ha davvero citato in giudizio anche Epic Games per il suo Fortnite.

 

I dettagli su questa nuova causa per ora sono pochi, ma possiamo supporre che la falsa riga che si seguirà è la stessa delle precedenti denunce. Avendo a suo tempo dato una scorsa ai documenti, sinceramente non ho idea del gioco a cui stia giocando Bluehole, perché la maggior parte delle accuse era estremamente fumosa e discutibile (come il segnalare la vaga somiglianza dello stile di alcuni edifici, edifici che per inciso PUBG stesso prende in buona parte da uno store di asset prefatti e quindi neppure possiede di diritto; oppure il dichiarare la presenza di una padella come arma in un videogioco come emblema indistinguibile di PUBG, e quindi loro prerogativa esclusiva).

In questo caso, però, ho paura che si voglia spingere maggiormente su un altro elemento, comunque presente anche nelle vecchie denunce: l’equiparazione di meccaniche di gioco astratte a materiale coperto da copyright. È ovvio che Fortnite non usa grafica, modelli o altro che assomigliano anche solo vagamente a quelli di PUBG, non è quello il punto della contesa, ma piuttosto la formula generale della partita. In altre parole, Bluehole crede che il concetto dietro ad una modalità di gioco sia di sua proprietà, e possa impedire ad altri di usarlo; tutto questo non ha precedenti giudiziari, e ne creerebbe uno gravissimo qualora, anche solo in Corea del Sud, si arrivasse ad una sentenza a favore di PUBG. Tutto questo è comunque estremamente improbabile, non solo perché per quanto ne so non esistono appunto precedenti in questo verso da nessuna parte del mondo, ma anche perché – dettaglio non da poco – PUBG stesso non ha inventato questa modalità di gioco (già utilizzata, con poche variazioni, da titoli come DayZ, H1Z1 e persino una mod di Minecraft uscita nel 2012), né il nome “Battle Royale” (che deriva dall’omonimo romanzo del 1999).

 

In altre parole, i creatori di PUBG stanno cercando di fare passare il messaggio che nessun altro può utilizzare un’idea astratta (che non sono coperte da copyright per definizione) che loro hanno solo il merito di avere “reso famosa” (e non hanno neppure inventato). Buona fortuna.

Lorenzo Forini
Sono nato a Bologna nel 1993, videogioco da sempre, e da sempre mi ha affascinato l'idea di andare oltre al solo giocare, di cercare di capire cosa c'è nascosto in ogni titolo dietro al sipario più immediato da cogliere. Se i videogiochi sono una forma d'arte, forse è il caso di iniziare a studiarli davvero come tali.