superhot

Agosto 2013. Un gruppo di ragazzi polacchi, amici, decide di partecipare al 7DFPS (7 Day First Person Shooter), un contest nel quale gli sviluppatori sono chiamati a sviluppare uno sparatutto in prima persona in soli 7 giorni. Chiaramente parliamo di prototipi, prodotti grezzi, ma SUPERHOT fece colpo e, una volta rilasciata la versione di prova, l’internet diede la sua approvazione, portando il titolo di Piotr Iwanicki sulle pagine web di testate come PCGamer e RPS. Da li il salto su Steam Greenlight fu breve, una mera formalità dato che SUPERHOT venne approvato in un solo week-end. Infine, grazie al supporto dei backers di Kickstarter, nel maggio 2014 il team racimola la bellezza di 250.000$ in meno di 24h: SUPERHOT diventa, infine, il gioco che abbiamo potuto provare con mano in questa settimana, ecco cosa ne pensiamo.

 

Time moves when you move

Il titolo si apre con una schermata stile MS-DOS, un menù principale vecchio stampo che, oltre a permetterci di settare le impostazioni o avviare il gioco vero e proprio nasconde molte altre chicche che vi consigliamo di esplorare. Si apre quindi una chat stilizzata nella quale un ignoto conoscente ci suggerisce di provare un nuovo titolo, sgraffignato grazie a una crack: “superhot.exe”. Avviamo l’eseguibile e ha inizio l’avventura. Ci ritroviamo in un ambiente totalmente asettico, stilizzato, il bianco domina lo schermo, se non fosse per quella figura poligonale che ricorda molto un essere umano, rossa come il sangue, la testa che si scompone in mille pezzi, come un vetro distrutto da un proiettile: gli abbiamo sparato. Non c’è tempo per le spiegazioni, tutorial o quant’altro, la nostra mente ha già compreso tutto: i rossi sono i cattivi, per uscirne vivi dobbiamo eliminarli. Poi un flash, e un altro flash, scritte che compaiono sullo schermo per pochi istanti ma quanto basta per comprenderle: “Time moves…when you move”.

superhot

Ed è proprio questo il concept tanto semplice quanto originale che sta alla base di SUPERHOT: siamo noi i padroni del tempo, restando immobili il tempo scorrerà molto lentamente, dandoci la sensazione che si sia fermato, ma basta fare un singolo passo o anche solo spostare la visuale per velocizzarlo fino a renderlo addirittura più veloce del normale. Il primo impatto con questo tipo di meccaniche è onestamente spiazzante. Dimentichiamoci ogni precedente esperienza FPS, in SUPERHOT non sarà tanto la mira a salvarci quanto la nostra tattica, la nostra intelligenza. Per sopravvivere negli angusti livelli che ci verranno proposti in sequenza dovremo pianificare ogni singola mossa, essere consci di ciò che ci circonda, delle provenienza dei minacciosi “red dudes”, gli uomini rossi che per qualche ragione ignota ci vogliono morti. Nonostante il gioco tenti di introdurci allo stile di gioco previsto dagli sviluppatori con una progressione abbastanza ben calibrata, è inutile negare che i primi livelli potrebbero risultare abbastanza frustranti: basta infatti un solo colpo per mandarci a tappeto. . Nel glaciale bianco che domina gli scenari riconosceremo subito gli oggetti che potremo utilizzare come armi dal colore nero che contraddistingue i loro modelli: a differenza del prototipo del 2013, infatti, avremo a disposizione non solo la pistola e le mani nude, ma anche altri tipi di arma da fuoco come fucili automatici e a pompa, nonchè armi contundenti come katane e mazze da baseball e addirittura altri oggetti non contundenti come cornette telefoniche o tastiere di computer che, all’occorrenza, potrebbero salvarci la vita in situazioni disperate.

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Ogni volta che porteremo a termine un livello rivedremo il replay della nostra impresa a velocità normale con in sottofondo una voce robotica che ripeterà, come in un inquietante mantra “SUPER. HOT. SUPER. HOT. SUPER. HOT.” (N.d.A. vi assicuro che l’effetto ipnotizzante è garantito, spesso vi ritroverete a ripetere questi due monosillabi quasi inconsciamente) finchè non deciderete di procedere al livello successivo oppure salvare e editare il replay per poi pubblicarlo su “Killstagram”, il social network ufficiale di SUPERHOT nel quale potrete appunto condividere con altri giocatori le vostre imprese.

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You’re not in control

Una volta che avremo preso dimestichezza con le innovative meccaniche di gioco di SUPERHOT la difficoltà si abbasserà notevolmente, tant’è che rigiocando i livelli precedenti saremo in grado probabilmente di superare al primo colpo situazioni che precedentemente ci avevano messo in seria difficoltà. Ciò che non ci fa perdere interesse nel maciullare i red dudes, oltre all’infinita soddisfazione che si ha nel farlo e nella subdola ipnosi che la parola SUPERHOT ripetuta a fine livello induce, è anche la trama, o meta-trama se volete, visto che la tendenza è proprio quella di andare a infrangere la quarta parete e di rendere noi giocatori i veri protagonisti di questa esperienza, esperienza che, bisogna dirlo, andrebbe vissuta in VR, modalità che verrà presto supportata dal gioco. Man mano che ci addentreremo nel sistema perderemo il controllo del nostro corpo, della nostra volontà, giungendo infine ad una “scomoda verità”: il senso di invincibilità, di onnipotenza, di libertà che ci ha pervaso man mano che affinavamo le nostre abilità omicide non è altro che un’illusione. Non sappiamo perchè dietro di noi abbiamo lasciato una massacro di red dudes, lo abbiamo fatto solo perchè messi nella circostanza di farlo, obbligati a uscire vivi da ogni livello usando la forza, convinti che prima o dopo avremmo avuto delle risposte, risposte che non avremo mai, in quanto il sistema ci condurrà ad una scelta fatale che porrà fine alla nostra esperienza, il tutto dopo circa un paio d’ore.

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Si ha la netta sensazione che la fine sia prematura, tant’è che a pochi livelli dalla fine sbloccheremo un’abilità che ci consente di prendere il controllo del corpo di un red dude, abilità che però non viene sfruttata a dovere visto che, di livelli da giocare dopo averla scoperta, ne restano una manciata. Fortunatamente, una volta terminata la storia, sblocchiamo due modalità inedite: le Challenges, ovvero delle sfide nelle quali dovremo rigiocare tutti i livelli della storia con precise regole, come ad esempio l’uso esclusivo della katana o delle impostazioni del prototipo del 2013; e la Endless Mode, una modalità survival in cui dovremo uccidere più red dudes possibili in varie arene sbloccabili in base ai nostri risultati, prima di venire sopraffatti. Il contenuto insomma non manca ma comunque resta la sensazione che il prodotto non riesca a intrattenere a sufficienza per il prezzo richiesto (22,99€ su Steam al momento in cui si scrive).

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Tecnicamente parlando…

Il titolo è stato testato sulla seguente configurazione:

CPU Intel Core i5 6500 @ 3.2GHz

8Gb RAM DDR4

GPU Gtx 970 4Gb

W10 Pro, risoluzione schermo 1920×1080

Il design volutamente minimale è curato e ispirato, ottimo il contrasto tra le ambientazioni glaciali e il rosso fuoco dei red dudes, i cui corpi si frantumano come vetri andati in pezzi quando colpiti. A settaggi massimi il titolo risulta gradevole e pulito, mantenendo i granitici 60 FPS in qualsiasi situazione.

Il commento di Lorenzo Agonigi

Il genere "indie", ormai sempre più "invadente" nel panorama videoludico, ha saputo regalare a noi videogiocatori perle dal valore inestimabile circondate da altrettante inestimabili schifezze. Raramente però si vede un titolo con il coraggio di affrontare le meccaniche solidissime di un genere canonico come gli sparatutto in prima persona uscendone non solo indenne, ma addirittura riscrivendone le caratteristiche, riuscendo a ringiovanire e rinnovare un genere ormai agonizzante ed abusato. SUPERHOT è Una ventata d'aria fresca, un'idea geniale, resa con efficacia e contornata da un meta-intreccio niente male, che si scontra inevitabilmente contro il muro della breve durata e, a lungo andare, della ripetitività.

9
GAMEPLAY
Il tempo si muove quando tu ti muovi. Unico nel suo genere
9
COINVOLGIMENTO
Si gioca tutto d'un fiato...
6
LONGEVITÀ
...peccato che duri pochissimo
8.5
GRAFICA
Minimale, ispirata, pulita
8
SONORO
SUPER HOT SUPER HOT SUPER HOT SUPER HOT
0
BONUS
Né bonus né malus
8.1 MEDIA + 0 BONUS = 8.1 TOTALE
  • L'esperienza FPS più innovativa degli ultimi anni
  • Assuefacente
  • Storia coinvolgente...
  • ...ma che dura troppo poco
  • Alla lunga può risultare ripetitivo
  • Il prezzo, confrontato con l'offerta, è un po' alto