RetroGaming, puntata 4: Hexplore (1998; PC)

Benvenuti ad una nuova puntata di RetroGaming, la più seguita (nonché unica) rubrica di… beh, retrogaming, su GameBack!
Oggi: il più classico dei contesti fantasy/RPG, un party formato da guerrieri, ladri e maghi, è stato ripreso più volte di quante un solo uomo possa contare. Mi limiterò quindi ad aggiungere un’altra anonima sferetta nel pallottoliere; una delle tante, e senza dubbio non una delle più radiose, ma che sa fare bene dell’originalità la propria ancora di salvezza.

 

La premessa fondamentale alla storia di oggi è che tra la metà degli anni ’90 e i primi anni 2000 è stato prodotto un numero altissimo di videogiochi, soprattutto per pc e soprattutto RPG e/o RTS, dei quali una buona parte non è mai stata neanche lontanamente famosa e quasi tutti sono finiti completamente dimenticati. Hexplore è un RPG con comandi molto RTessosi, per pc, del 1998. Credo abbiate capito l’antifona. Ma andiamo per gradi, prima di trarre qualsiasi conclusione.

 

Iniziamo dalla trama: anno 1000 d.C: le forze del male dello stregone Garkham stanno cercando di invadere il mondo. Il protagonista, un avventuriero di nome MacBride, parte assieme a tre compagni per un viaggio per sconfiggerlo. Fino in pratica all’ultima missione la trama rimane solo questa, con piccole variazioni localizzate che hanno ben poco da aggiungere. Nel finale… ci arriviamo dopo.

Eccovi intanto l’intro meno generico e più ispirato della storia.

 

 

Una volta iniziata la partita si gioca con visuale dall’alto in un ambiente sorprendentemente in 3D e ancora più sorprendentemente davvero ben realizzato; all’epoca, per grafica questo era un gioco tendente all’8,5. Anche il comparto audio non è male, ma non è altrettanto memorabile. Si controlla (col mouse, chiaramente) un party di quattro personaggi: l’avventuriero, nonché primo personaggio, è obbligatorio e insostituibile; gli altri tre hanno una restrizione di classe, nel senso che devono essere per forza un arciere, un guerriero e un mago, ma si può scegliere entro un piccolo gruppo quale per tipo portarsi dietro.

Su Wikipedia troverete scritto che è possibile cambiare i personaggi anche nel corso del gioco, arrivati ai livelli più avanzati. Il che è vero; in Baldur’s Gate. In Hexplore no, visto che le uniche possibili scelte relative al team si possono operare nel primissimo livello e praticamente tutte in un solo villaggio (questo almeno accade nella versione che ho io, ma dubito che anche solo ne esista più di una). I membri del party sono poi più che mai perfettamente intercambiabili: ogni classe ha comunque le stesse esatte armi e funzioni a prescindere dal personaggio effettivo, che fa variare solo leggermente due o tre statistiche (creando, tra l’altro, evidenti superiorità di alcuni personaggi sugli altri). Nel corso della partita ci sono pochissimi dialoghi, e non fa nessuna differenza chi parla. Insomma, prendere un arciere, un guerriero e un mago piuttosto che un altro cambia leggermente le statistiche, l’aspetto grafico e la voce, null’altro.

 

Il mondo di gioco è carino e vario, ma né così carino né così vario da donare un gran valore aggiunto al titolo nel complesso. Molto probabilmente gli ambienti vi passeranno indifferenti davanti agli occhi, e dei mostri penserete (oggi) che sono un po’ strampalati e raffazzonati ma che alla fine ci stanno. Niente colpi di genio, un po’ di originalità in qua e là ma alla fine della fiera avrete l’universo fantasy medio da seconda metà anni ’90 (esattamente come in Lords of Magic, solo con meno iguane giganti e Lancillotti del Lago. Ma non divaghiamo).

Non fatevi ingannare dalla bassa definizione di questa immagine, il gioco giocato si vede molto meglio. Semplicemente, ancora una volta Fraps mi ha tradito e ho dovuto ripiegare su YouTube.

Non fatevi ingannare dalla bassa definizione di questa immagine, il gioco giocato si vede molto meglio. Semplicemente, ancora una volta Fraps mi ha tradito e ho dovuto ripiegare su YouTube e Google.

 

Il gameplay… sarà complicato da valutare oggettivamente. Per prima cosa, sia chiaro che non è né orribile né fantastico; chiunque abbia mai avuto in mano un videogioco lo classificherebbe da qualche parte nel mezzo. In generale, è possibile abituarsi a padroneggiare le dinamiche di spostamento e di combattimento senza impazzire, anche se ad un giocatore giovane e abituato agli standard di oggi appariranno un po’ aliene.

Posso senza dubbio dire che il sistema di gioco non è da vero RPG: i personaggi aumentano di livello, ma la cosa non ha altra funzione che far crescere automaticamente tutte le statistiche (è addirittura possibile decidere chi far salire prima, visto che l’esperienza è un oggetto fisico che si dà l’ordine al personaggio che si vuole di raccogliere dai cadaveri dei nemici). I dialoghi si riducono all’osso, e non hanno mai una vera importanza (e non sognatevi di poter alterare qualcosa con una scelta di più risposte). Il grosso delle mappe sono delle specie di cacce al tesoro consequenziali, in cui bisogna andare in ogni singolo angolo per recuperare il tale oggetto che poi andrà dato al tale personaggio per sbloccare una nuova zona e via dicendo.

Il movimento è sorprendentemente comodo e funzionale, e le possibilità di poter sia ruotare liberamente la visuale sia di rallentare e bloccare la velocità di gioco di sicuro non fanno male. Quando si muovono più personaggi alla volta ogni tanto succede un po’ di confusione e nelle sezioni con delle trappole ambientali bisogna prendersi il tempo necessario per comandare gli eroi uno alla volta, ma nel complesso il gioco risponde bene e con precisione agli ordini che si danno.

I combattimenti, ovvero il 75% buono del tempo totale, sono passabili: il sistema di attacco e di impatto dei colpi più spartano possibile, (a cui va sommata un’IA nemica da chiodi) viene salvato dal fatto che effettivamente è semplice cavarsela bene fin dal primo momento con i nemici deboli e che diventa necessaria un po’ di abilità per affrontare alcune situazioni più complicate, tramutando così l’imbarazzo (per pugnali volanti che arrivano da tutte le parti e viaggiano in linea retta per chilometri e per spadate inferte a raffica tramite attacco manuale in modo da colpire più in fretta) in una qualche sensazione di appagamento per i risultati raggiunti senza paletti di frustrazione nel mezzo.

Hexplore - overkill

Overkill

Se un personaggio viene ucciso niente paura: verrà semplicemente sostituito dal proprio fantasma, che non avrà modo di compiere nessuna azione al di là di camminare finché non sarà stato riportato in vita entrando in alcune zone speciali presenti nella mappa. Credo che se si arriva ad avere tutti e quattro i personaggi morti contemporaneamente venga dato il game over, ma bisogna proprio andarsela a cercare. Il vero motivo per cui morire è lo stesso un po’ fastidioso è che il personaggio perderà tutte le proprie armi, lasciandole a terra dove è deceduto; ripassandoci sopra le ri-otterrà, ma questo significa che non lo si potrà utilizzare in combattimento fino ad allora. Va comunque detto che la cosa non si traduce quasi mai in situazioni di stallo, e che con un po’ di accortezza si può quasi sempre sia evitare di morire sia recuperare tutto con facilità.

La caratteristica più curiosa di Hexplore è l’equipaggiamento, che piuttosto che seguire una logica classica da gioco alla Fallout prevede per ogni classe 8 armi predefinite (inclusa una corazza) che si raccolgono nel corso dell’avventura e di cui si possono trovare anche delle varianti potenziate (sempre predefinite). L’idea è carina, da leggere più nel suo aspetto funzionale che in quello riduttivo (vista la struttura del gioco in sé), ma ha un problema: il bilanciamento così come è stato fatto non è proprio dei migliori, perché se si capisce da subito che bisogna fare economia su certe armi (che si avranno comunque e non in ridotta quantità) andando avanti le cose pensate per essere difficili diventano un po’ troppo facili. Un’arma in particolare, le bolas dell’arciere, sono un salvacondotto decisamente eccessivo, per la semplice ragione che ogni colpo (a distanza, tra l’altro) che va a segno paralizza inesorabilmente qualsiasi nemico o boss per diversi secondi, e che quando l’effetto sta per finire basta tirare una nuova bolas per rinnovarlo, potendo andare avanti finché non si finiscono i colpi. Ad ogni modo, in un’ottica di giocabilità rispetto ad oggi è di sicuro meglio così che in qualche altro modo più cervellotico e frustrante.

Non voglio essere troppo cattivo riguardo il gameplay perché oggettivamente all’epoca ognuno si arrangiava come poteva, e Hexplore ne esce a modo proprio e abbastanza bene. Ma non voglio neanche mentire: questo gioco è allo stesso tempo sia decisamente troppo facile per offrire un livello di sfida consistente sia troppo incentrato su una micro-gestione frenetica dei personaggi e degli attacchi per essere in linea con gli standard e i gusti di oggi.

 

Il gioco dura indicativamente sulla quindicina di ore, se lo si completa alla velocità media di chi non sa già a memoria cosa si deve fare. E’ una lunghezza giusta, nel senso che – guardando al mio caso personale – è finito proprio quando i segnalatori dei miei maroni iniziavano a entrare nei livelli di guardia. In certi casi piacerebbe che un titolo non finisca mai, ma in altri, credetemi sulla fiducia, è molto più apprezzato se gli sviluppatori capiscono quando è ora di far comparire a video la parola “Fine”.

Hexplore in game 1

Oh, eagle view. Quando si dice i prodigi della tecnica.

Hexplore prevede anche una modalità multiplayer cooperativa che permette a più giocatori di controllare i quattro personaggi singolarmente, ma fatico, in tutta sincerità, a immaginarne il gusto. Ovvio, assunto che il gioco piacesse poteva avere un suo senso, e sarebbe stato comunque più divertente che giocare da soli, ma bisognava avere un’esistenza davvero triste per riuscire a mettere insieme quattro persone contemporaneamente vogliose di vivere un’unica possibile avventura mediocre, lineare e tutta uguale dal primo all’ultimo secondo, soprattutto pensando alle diverse alternative.

Se nel 1999 quattro ricercatori chiusi per 5 mesi in una base scientifica al Polo Sud avessero avuto per le mani quattro pc e quest’unico gioco, non c’è dubbio che il multiplayer di Hexplore avrebbe fatto faville. Nella società civile, d’altra parte, la concorrenza era semplicemente troppo spietata.

 

Tirando le somme, Hexplore non è affatto male, nel senso che una volta che si ingrana la marcia si va avanti molto lisci fino alla fine (se non ci si annoia prima). Bisogna dare credito agli sviluppatori per avere messo insieme qualcosa di originale, per quanto semplice, e che se fosse stato diversificato, aggiustato un po’ e reso più profondo avrebbe potuto senza dubbi essere un ottimo gioco.

Se non c’è in ballo un qualche fattore “nostalgia da gioco d’infanzia” (di cui in una certa misura io potevo avvalermi), comunque, non so quanti deciderebbero di usare oggi quindici ore della propria esistenza in questo modo. Tutti quelli che erano pregi per Hexplore nel tempo sono sbiaditi non poco, a partire dalla grafica per arrivare al gameplay funzionale ma grezzo (nel senso che oggi un gameplay funzionale è il minimo che si chiede a un gioco). Se nel 1998 vivevate al pc, Hexplore sarebbe stato un ottimo modo come un altro per far passare un altro paio di lunghe giornate. Se nel 2013 volete provare un titolo che non avete mai giocato e non siete dei super-amanti del retrogaming, forse vi conviene guardare altrove.

 

Vi devo però ancora un finale di gioco. Ebbene, durante l’ultima missione i quattro protagonisti raggiungono Garkham e lo sconfiggiono, solo per scoprire che egli serviva altri, misteriosi esseri superiori. Aperta una porta si entra in una stanza piena di troni illuminati da delle specie di led. Sì, avete capito bene. Si incontra un essere antropomorfo gigante che rivela di appartenere agli ultimi discendenti di una razza di dominatori dell’universo, per poi attaccare – assieme ad altri suoi simili – il gruppo. Se si sconfiggono tutti questi “Dei”, si ha modo di attraversare una porta dietro la quale “la conoscenza divina vi attende”. Poi… questo:

 

 

Se non vi ha fatto esplodere gli occhi, credetemi: nel 1998 lo avrebbe fatto. Solo per questo video, nella mia classifica universale mentale Hexplore passa dall’avere un meritato 7,5  ad un retro-random-trash 8.

A questo punto direi che manca solo il sequel. C’è sempre Kickstarter, se vogliamo fare una colletta per ovviare al problema.

Lorenzo Forini
Sono nato a Bologna nel 1993, videogioco da sempre, e da sempre mi ha affascinato l'idea di andare oltre al solo giocare, di cercare di capire cosa c'è nascosto in ogni titolo dietro al sipario più immediato da cogliere. Se i videogiochi sono una forma d'arte, forse è il caso di iniziare a studiarli davvero come tali.

1 Responses to “Hexplore – Gruppo di eroi: c’è. Mago cattivo: c’è. Il bene trionf- oh…”

  1. […] fine si scopre che queste creature sono… alieni. Wow. Questa mi ricordo di averla già vista. Ok, ad onor del vero Exhumed è uscito due anni prima di Hexplore; ma in Hexplore arriva lo stesso […]

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