Il modding al tempo delle microtransazioni

GTA V mod balena

Un paio di giorni fa OpenIV, uno dei più tool di modding per la serie Grand Theft Auto più utilizzati e conosciuti, è stato bloccato al download dai suoi creatori.

La ragione è semplice: il responsabile del progetto, GooD-NTS, ha ricevuto una diffida formale da parte di uno studio legale in russia operante per conto di Take-Two Interactive, il publisher della serie GTA. Inizialmente il gruppo di modder ha valutato la possibilità di combattere la battaglia legale, consapevoli che quasi certamente avrebbero vinto loro (perché il modding viene generalmente considerato fair use), ma alla fine hanno deciso che affrontare Take-Two solo per lasciare pubblico il tool non valeva i soldi e il tempo che avrebbe richiesto.

 

Per quanto sia una realtà radicata, il modding non è garantito in sé e per sé dalla legge, e ogni tanto capita che qualche mod o strumento di modding venga colpito, per una ragione o per un altra, dai detentori dei diritti sul gioco. Questo caso in particolare, tuttavia, ha scatenato un’enorme reazione di sdegno tra i giocatori.

La ragione principale è che Rockstar stessa si era espressa in passato a favore del modding, a patto che non influenzasse la modalità online di Grand Theft Auto V. Per esempio, circa due anni fa Rockstar aveva da dire quanto segue, avallando esplicitamente qualsiasi forma di modding solo single player:

GTAV modding Rockstar

Rockstar stessa, rispondendo a PC Gamer, ha ribadito ieri la propria poisizione, e ha giustificato l’azione di Take-Two sostenendo che OpenIV influenzava GTA Online, e per quello è stato attaccato.

 

Il punto è che… OpenIV non faceva niente di tutto questo, e si atteneva scrupolosamente a tutte le linee guida fornite da Rockstar.

Il tool, per come viene distribuito, impedisce fisicamente al giocatore di lanciare l’online mentre è in funzione, e in ogni caso non è in grado di introdurre script o modifiche a gioco avviato (cosa necessaria per utilizzare cheat online), ma solo di alterarne il database al lancio. Quindi OpenIV non può, semplicemente, essere usato per interferire con GTA Online in alcun modo tangibile. Esso non contiene o distribuisce neanche alcun pezzo di codice creato da Rockstar, ed è stato realizzato attraverso del reverse engeneering (che non può per definizione violare il copyright).

La mossa della compagnia ha quindi fatto infuriare ancora di più la fanbase, che non solo si è vista improvvisamente privata (ufficialmente) del tool necessario per far girare la maggior parte delle mod di GTA V, ma lo ha visto succedere sulla base di accuse e motivazioni paltealmente false. Questo ha immediatamente prodotto un’enorme campagna di review-bombing su Steam, con la pubblicazione di più di 15’000 recensioni negative che hanno portato il rating complessivo del gioco a 74/100, nonché la nascita di una petizione online, attualmente firmata da circa altrettante persone, per chiedere il ritiro della diffida.

 

Per ora Take-Two stessa non ha fornito nessuna risposta, ma è evidente che la giustificazione di proteggere GTA Online dai cheater non si regge in piedi, e dietro a questa manovra piuttosto epocale c’è qualche ragionamento che non conosciamo.

Forse qualche dirigente della compagnia spera in questo modo di spingere i giocatori verso l’online, terra di microtransazioni, o magari verso i prossimi titoli di Rockstar (il supporto a GTA V finirà probabilmente a breve, dopo l’uscita dell’ultimo DLC)? Un’ipotesi ancora più azzardata sarebbe che Take-Two intenda muoversi in modo simile a Bethesda, creando un ambiente di modding controllato sotto la propria egida, e abbia deciso che il modo migliore per farlo crescere senza concorrenza sia colpire le maggiori fonti di modding indipendente.

Tutte queste sono ovviamente solo teorie senza prove, e potremmo non sapere mai cosa è successo esattamente dietro le quinte. Sta di fatto che di questi tempi il modding videoludico sembra sempre di più sotto pressione.

Lorenzo Forini
Sono nato a Bologna nel 1993, videogioco da sempre, e da sempre mi ha affascinato l'idea di andare oltre al solo giocare, di cercare di capire cosa c'è nascosto in ogni titolo dietro al sipario più immediato da cogliere. Se i videogiochi sono una forma d'arte, forse è il caso di iniziare a studiarli davvero come tali.