RetroGaming, puntata 21: War of the Monsters (2003; PS2)

RetroGaming, puntata 21: War of the Monsters (2003; PS2)

RetroGaming è una rubrica che guarda al passato dei videogiochi per rapportarlo al presente – in altre parole, pesco un vecchio gioco che conosco da più o meno tempo e cerco di analizzarlo sia inquadrandolo nella sua epoca storica sia mettendomi nei panni di doverlo giocare oggi come videogiocatore moderno. Esce al sabato, con cadenza bisettimanale.

 

L’articolo di oggi è uno di quelli che si scrivono letteralmente da soli, perché ci sono pochi altri titoli tanto semplici da capire e da descrivere quanto immediati e divertenti da giocare. Ed è una fortuna per me, perché di fighting game ne ho giocati talmente pochi (un po’ di qualche Tekken sui dieci anni fa) che non sarei assolutamente in grado di fare una contestualizzazione critica di War of the Monsters. Quindi spero mi perdonerete se cerco di cavarmela scendendo molto nei dettagli sul gioco in sé.

War of the Monsters è un’arena in cui si combattono da 2 a 4 mostri giganti, che possono essere controllati da giocatori umani o dalla CPU. Questo è il concetto, fine. Il segreto del successo del gioco sta nella distruttibilità quasi completa delle suddette arene, e nei controlli facili da capire ma difficili da padroneggiare.

 

War of the Monsters screenshot 1

Questo non si vede spesso.
Immagine originale qui.

 

C’è una sorta di trama: degli alieni hanno attaccato la terra e sono stati sconfitti, ma hanno liberato in varie parti del mondo una sostanza verdastra che ha fatto mutare esseri viventi e dato vita ad entità inanimate, portando ad avere i suddetti mostri che girano e si pestano per il mondo. La campagna del gioco vede un mostro a scelta (quello che si usa) eliminare tutti gli altri e poi distruggere definitivamente gli alieni.

La cosa interessante è che tutto il gioco non ha solo gli anni ’50 come ambientazione, stile e ispirazione per il design dei mostri, ma che sembra essere tutto quanto dentro una serie di film: il menu principale è lo schermo di un cinema drive-in, e tutti i livelli sono presentati con una locandina appunto in stille film apocalittico anni ’50, cosa che mi fa intuire che nelle intenzioni degli sviluppatori, anche se non è reso chiarissimamente e non so in quanti l’abbiano notato, si starebbero appunto guardando dei film in cui i mostri combattono. È un’idea strana, e come ho già detto non è neanche resa in modo chiarissimo, ma comunque non credo sia il caso di cercare un particolare significato in un gioco in cui una mantide religiosa gigante può picchiare un alieno con le lettere dell’insegna di un casinò.

 

Passando al gioco in sé, il funzionamento è molto semplice. Si muove il mostro in terza persona, si può colpire in corpo a corpo con un paio di combo diverse, si salta, si scalano gli edifici, si raccolgono svariati oggetti dall’ambiente che a seconda del tipo conviene lanciare o usare in corpo a corpo. Ah, e per mettere il lock al bersaglio bisogna tenere premuti L1 ed R1 contemporaneamente. Avevo dimenticato la sofferenza fisica dell’usare per molto tempo i dorsali del DualShock 2.

A rendere movimentati i combattimenti sono proprio l’uso attivo dell’ambiente e la sua interagibilità. Se fate volare via qualcuno conl’ultimo colpo di una combo e lo fate schiantare contro un palazzo vedrete l’edificio perdere pezzi, o addirittura crollare del tutto. Non immaginatevi miracoli tecnologici, siamo su PS2, non c’è tanta fisica ed è inutile dire che tutti i detriti e simili non utilizzabili come oggetti sono super pre-calcolati. Il gioco nel complesso appare comunque molto vivo, almeno per gli standard di quegli anni, e provocare danni è sia molto facile che estremamente soddisfacente.

 

war of the monsters locandina

Che dite, sono degli sviluppatori quei nomi?
Immagine originale qui.

 

Il sistema di combattimento in sé non è neanche tanto piatto, e richiede dell’esperienza per essere usato al meglio. Il livello più basso a cui lo si può prendere è quello del button-mashing su Tasto quadrato PS3 e Tasto triangolo PS3 (i due tasti per attaccare in corpo a corpo); e a modo suo funziona, almeno contro la CPU alla prima difficoltà, ma c’è tutta una serie di mosse e contromosse molto più complicata, per cui bisogna fare molta più pratica.

La ragione risiede nel fatto che ogni mostro non ha solo una salute, ma un’energia, che consuma praticamente per ogni tipo di attacco fisico e recupera col tempo, colpendo un avversario con degli oggetti lanciabili oppure dall’ambiente sotto forma di sferette blu luminose (si può recuperare anche salute, con delle sferette verdi). Non si può solo andare in giro a tirare pugni a tutto, o si finisce l’energia e non si può più attaccare.

Al di là di questo, praticamente per ogni colpo c’è una contromossa, che se anche non lo annulla completamente ne riduce i danni. Con Tasto cerchio PS3 si può sollevare un avversario e poi picchiarlo oppure lanciarlo via, ma si consuma energia nel farlo, e se si rimane senza si viene storditi e l’altro si libera; premendo Tasto quadrato PS3 mentre si è afferrati fa divincolare il mostro, obbligando l’altro a consumare energia più in fretta. Si può parare (Tasto R2 PS3) il grosso dei colpi, riducendo il danno subìto ed evitando spesso di essere sparati via, ma si può anche “bloccare”, premendo Tasto quadrato PS3 mentre si è in parata nell’esatto momento in cui arriva il colpo: questo stordisce l’avversario, ma se si sbagliano i tempi si perde la parata ed è difficile rientrarci. Con un po’ di tempismo si possono anche afferrare a mezz’aria quasi tutti i proiettili che vi vengono lanciati, premendo Tasto cerchio PS3 un istante prima che vi avrebbero colpito.

Tutti i mostri hanno anche una “carica speciale”, rappresentata come una casellina piena o vuota, che si consuma eseguendo un attacco speciale tra due tipi possibili, uno premendo Tasto quadrato PS3 e Tasto X PS3 contemporaneamente e sostanzialmente simile per tutti i mostri (un danno radiale) e uno unico per ogni personaggio, che si lancia invece con Tasto cerchio PS3 e Tasto triangolo PS3. Prima di poter usare di nuovo uno dei due bisogna “doppiare” la barra dell’energia, riempiendola al 200%, uccidere un nemico oppure raccogliere una “carica speciale” dall’ambiente.

 

War of the Monsters screenshot 2

“La città è sotto attacco, chiamate il Pronto intervento Mazinga!”
Immagine originale qui.

 

Con alle spalle un sistema di combattimento solido, e non banale come può apparire all’inizio, il gioco è anche in grado di rompere la monotonia con una decente varietà di mostri; non tanto per numero, quanto per caratteristiche uniche. I personaggi nel gioco sono 10 (due dei quali sbloccabili solo spendendo i crediti che si accumulano completando la campagna) e tutti seguono le stesse regole di base che ho descritto sopra, ma hanno ognuno delle proprie particolarità.

Giocando si sente che i mostri sono diversi. Qualcuno è più veloce, qualcuno è più efficace su un certo tipo di attacco, qualcuno su un altro, qualcuno ha più gittata con quel colpo e così via. Due personaggi, essendo dotati di ali, possono persino volare (spendendo energia) e planare. L’attacco speciale, come dicevo, è unico, e lo è davvero: si va dallo sputare fiamme al lanciare un missile al fulminare gli avversari al vomitare un’eruzione vulcanica allo staccarsi la testa e usarla come bomba.

Anche il lavoro di bilanciamento del roster è abbastanza valido. Ora, non so se posso dire di avere giocato a War of the Monsters al punto tale di sapere se a parità di abilità del giocatore un mostro diventi palesemente più forte degli altri, ma per ciascuno bisogna fare della pratica, anche se i fondamentali rimangono di fatto sempre gli stessi.

 

Non entro nei dettagli sull’aspetto e il concept dei mostri, ma non c’è di sicuro niente di banale neanche lì. Tutti i personaggi sono dichiaratamente tratti da film classici, o comunque sono perfettamente in stile, cosa che se da una parte li può far apparire un po’ “piatti”, dallo stile antiquato e forse semplice, dall’altra dona un tono molto unitario al gioco.

 

war of the monsters Raptros skins

Hmm, ok… andate sulla wikia del gioco a guardarvi tutti gli aspetti. ORA.
Immagine originale qui.

 

L’esecuzione di War of the Monsters è molto solida. A scadere, per qualcuno, potrebbe essere nei contenuti. Se pensate di giocare unicamente da soli vi troverete una campagna che, per quanto ripetibile volentieri con mostri diversi, a tre livelli di difficoltà e con tre boss fight carine dentro, si finisce sostanzialmente in un’ora. Poi rimangono partite casuali contro i bot, che non sono tanto diverse dalla campagna, visto che ritornano sempre gli stessi mostri e scenari.

Il multiplayer (locale) offre sempre gli stessi contenuti, ma non fa fatica a diventare ben più divertente. In campo contemporaneamente possono esserci fino a 4 mostri, controllati dalla CPU o dai giocatori (supporta il multitap), e si può combattere a squadre oppure tutti contro tutti. Giocare contro qualcuno è ovviamente molto più vario, e come in qualsiasi gioco di lotta perdere la prevedibilità della CPU (che comunque qui è ben bilanciata, devo dire) rende tutto meno monotono e laborioso, e War of the Monsters non manca di opportunità per dare spazio alla fantasia e usare l’ambiente a proprio vantaggio.

 

Il mio giudizio definitivo su War of the Monsters è un “sì, se avete qualcuno con cui giocare”. E onestamente non dovrebbe neanche essere difficile mettersi nelle condizioni di farlo in 4 sullo stesso tv, visto che il gioco è disponibile in acquisto digitale per PS3 come classico PS2. Non aspettatevi infiniti contenuti, ma aspettatevi molta cura, molta distruzione e anche qualche drago, che non ci sta mai male.

Lorenzo Forini
Sono nato a Bologna nel 1993, videogioco da sempre, e da sempre mi ha affascinato l'idea di andare oltre al solo giocare, di cercare di capire cosa c'è nascosto in ogni titolo dietro al sipario più immediato da cogliere. Se i videogiochi sono una forma d'arte, forse è il caso di iniziare a studiarli davvero come tali.

One Response to “War of the Monsters – Picchiamenti bestiali”

  1. […] dagli FPS agli Action Adventure, dagli Strategy a doppia scala ai Racer Arcade, dagli RPG ai Fighting game, dai Platform ai Dungeon Crawler giapponesi, omaggiando qualche titolo cult, dissotterrando piccole […]

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