GameBack

Borderlands The Pre-Sequel (PS3) – Recensione

Quando Jack il Bello non era ancora il cattivo

L’annuncio ufficiale dell’esistenza di Borderlands The Pre-Sequel lo scorso aprile aveva suscitato in me non pochi dubbi: l’esclusività per old-gen (lasciamo perdere per un attimo la versione PC), il sospetto sottotitolo “The Pre-Sequel” e l’affidamento del progetto a 2K Australia da parte di Gearbox, mi avevano fatto temere un mero titolo “riempitivo”, un contentino per i fan in attesa di un ipotetico terzo capitolo sviluppato esclusivamente per console di nuova generazione. Avevo ragione? Scopritelo in questa recensione…

Prima di iniziare con la recensione, una premessa: Borderlands The Pre-Sequel è un titolo ricco di richiami e citazioni dei due capitoli principali della saga, se non li avete ancora giocati vi consiglio di provvedere a farlo prima di affrontare questo titolo, primo perchè non potete perdervi dei titoli di tale calibro, secondo perchè finireste per spoilerarvi dei punti chiave della trama generale di Borderlands e non cogliereste molti riferimenti presenti in game.

 

Hyperion abbiamo un problema…

Come dice lo stesso sottotitolo del gioco, Borderlands The Pre-Sequel si pone, cronologicamente, tra il primo e il secondo capitolo della saga: le vicende sono narrate da Athena, NPC che i veterani ricorderanno per la sua apparizione nel DLC “The Secret Armory of General Knoxx” nel primo Borderlands, la quale, durante l’interrogatorio al quale sta venendo sottoposta, racconterà agli originali Guardiani della Cripta (Lilith, Brick, Mordecai e Roland) le vicende che ci vedranno protagonisti in prima persona. Un lungo tutorial in cui dovremo salvare Jack il Bello da un’incursione alla fabbrica Hyperion ci introdurrà alle ben note meccaniche di gioco, per poi spararci, letteralmente, nel pieno dell’azione. La prima delle novità presenti in questo nuovo capitolo è sicuramente l’ambientazione: non ci troveremo più infatti su Pandora, il pianeta che avevamo avuto modo di esplorare già nei primi due capitoli, ma su Elpis, una delle sue lune. Se esplorare di nuovo lo stesso pianeta sarebbe potuto risultare noioso, la situazione non è di certo migliorata offrendo una luna come mondo di gioco: essendo Elpis ispirata alla luna terrestre, risulta anch’essa abbastanza vuota e grigia. Le variazioni ambientali sono poche e di scarso interesse: certo, visiteremo spesso Concordia, una città fortificata costruita e guidata dal Sindriffo (crasi di Sceriffo e Sindaco), e alcune basi e accampamenti sparsi qua e là, ma spesso ci troveremo a viaggiare tra i crateri e le distese di ghiaccio di Elpis senza la minima curiosità di esplorare location accattivanti come invece accadeva su Pandora. Inoltre, permane il problema di garage per i veicoli e teletrasporti troppo poco frequenti, problematica già nota agli sviluppatori, che non è stata risolta, e va a minare ulteriormente una fase esplorativa già di per sè poco intrigante. Anche la realizzazione grafica (sebbene l’ottimo cell shading faccia sempre la sua gran bella figura) risulta troppo approssimativa: un titolo sviluppato su piattaforme che non dovrebbero avere più alcun segreto per gli addetti ai lavori non può assolutamente permettersi ritardi di caricamento textures di tal genere, aliasing così marcato e cali di frame rate così frequenti.

La trama principale si conclude in circa una ventina di ore e non riserva particolari momenti particolarmente epici o indimenticabili, anzi, risulta spesso piatta e noiosa.Le stesse missioni secondarie, sebbene molto numerose, sanno di già visto, e sono assai ripetitive. I dialoghi, doppiati in maniera più che discreta, mancano di quella ironia e quella irriverenza che avevano invece caratterizzato gli episodi precedenti: Gearbox non c’è, e si sente.

L’abuso di tonalità “fredde” di grigio e azzurro ben presto risultano monotone e stancanti

 

L’unione fa la forza

Come in ogni capitolo della serie, anche in Borderlands The Pre-Sequel avremo a disposizione un roster di quattro personaggi selezionabili all’inizio della nostra avventura. Athena, che poi è anche la narratrice della storia, il “tank” del gruppo: grazie al suo scudo può infatti assorbire un gran numero di danni prima di finire a tappeto. Wilhelm invece può contare sul supporto di due droni: Wolf, il drone offensivo, fornirà ulteriore potenza di fuoco contro i nemici, mentre Saints, il drone difensivo, ci manterrà in buona salute, facendoci recuperare costantemente energia vitale. Nisha, la pistolera, gode dell’abilità di poter mirare in maniera automatica sui nemici che la circondano, garantendo quindi molti colpi sicuri. Colpi sicuri che spesso vanno a vuoto in modalità di mira manuale, problematica dovuta probabilmente a un’errata gestione della hitbox, e che spesso garantisce ai nemici un breve periodo di invulnerabilità, soprattutto durante gli scatti o le capriole. Infine, uno dei personaggi più carismatici della serie diviene giocabile: si, stiamo parlando di Claptrap. Il petulante robottino avrà come bonus sia la non necessità di respirare ossigeno (parleremo dopo di questo aspetto), sia un gran numero di differenti abilità che gli permetteranno di cavarsela egregiamente in più situazioni.

Athena la Gladiatrice, Wilhelm il Vigilante, Nisha la Pistolera e Claptrap….per sbaglio

Il sistema di crescita degli eroi è lo stesso di sempre: salendo di livello avremo a disposizione dei punti abilità che potremo spendere per migliorare le abilità speciali a nostra disposizione, mentre completando le sfide duro, come per esempio uccidere un certo numero di nemici con un’arma o effettuare un certo numero ci colpi alla testa, guadagneremo invece gettoni duro, che potremo spendere per avere piccoli miglioramenti percentuali di alcune caratteristiche come l’energia vitale, la precisione, il tempo di ricarica e molto altro. Fin qui, niente di nuovo, ma avendo tentato l’approccio al gioco con tutti i personaggi ho subito notato come spesso, in questo capitolo, le abilità personali di ciascun personaggio facessero davvero la differenza in determinate situazioni: nonostante la possibilità di poter prevalere in ogni scontro con ciascuno dei quattro sia ovviamente garantita, ci si ritrova ad affrontare determinati boss o determinate situazioni con più facilità a seconda del personaggio che stiamo utilizzando. Insomma, sembra proprio che i ragazzi di 2K Australia abbiano voluto rendere la componente coop ancora più intrigante e collaborativa, spingendo i partecipanti della squadra a fare un utilizzo intelligente e coordinato delle proprie abilità speciali. Ed è infatti proprio nella modalità cooperativa che Borderlands The Pre-Sequel da il meglio di sè (come d’altronde è sempre stato per la serie): fino a quattro giocatori potranno infatti unirsi in una squadra per affrontare le missioni di gioco collaborando.

Quella offerta da Borderlands rimane una delle esperienze cooperative più divertenti di sempre

 

Bunny hopping e fiato sospeso

Il solido gameplay costruito e perfezionato da Gearbox nei primi due capitoli di Borderlands viene sostanzialmente (e intelligentemente) conservato e riproposto da 2K quasi inalterato. Esatto, QUASI. Perchè, trovandoci su Elpis, ovvero la luna di Pandora, le condizioni atmosferiche cambiano. Come sulla Luna terrestre, anche su quella di Pandora la forza di gravità è sensibilmente più debole e, cosa molto importante, manca l’ossigeno. E’ con queste premesse che 2K ha inserito la possibilità di compiere lunghi salti e schiacciate al suolo (un po come su Destiny) nonchè la necessità di dotarsi fin da subito di un OZ Kit, ovvero una specie di bombola d’ossigeno che ci permetterà di sopravvivere nell’anecumenica atmosfera di Elpis (ed ecco perchè Claptrap risulta avvantaggiato dalla non necessità di respirare). Scelte che hanno fatto storcere il naso a molti (compreso chi scrive) e che cambiano decisamente l’approccio che il giocatore ha, sia negli scontri a fuoco, sia  nella semplice attività esplorativa. La mancanza di aria ci costringerà infatti a tenere costantemente d’occhio la nostra riserva d’ossigeno: qualora essa terminasse, la nostra energia vitale scenderà progressivamente fino all’asfissia. Anche la maggior parte dei nemici che ci troveremo davanti necessiteranno di una riserva d’ossigeno come noi: distruggendo la bolla d’aria che permette loro di respirare, annasperanno nell’anaerobica atmosfera di Elpis, perdendo progressivamente punti vita. Fortunatamente però, il sottosuolo lunare è ricco di ossigeno (strano vero?) e sparse per la mappa saranno distribuite delle crepe che, facendo uscire l’ossigeno, ci permetteranno di ricaricare la nostra riserva in men che non si dica. Questa scelta non fa altro che aggiungere un’ulteriore preoccupazione al giocatore (anche se le probabilità di morire soffocati sono decisamente basse) in quanto il progressivo svuotarsi della barra di O2 ci costringerà a numerosi ripiegamenti durante gli scontri a fuoco per ricaricare l’OZ Kit, spezzando, forse troppo, il ritmo forsennato delle sparatorie a cui Borderlands ci aveva abituato. La possibilità inoltre di compiere lunghi salti ha spinto gli sviluppatori a gestire alcune boss fight, ma anche la maggior parte gli scontri di routine, più verticalmente di quanto accadesse in precedenza: i nemici quindi ci attaccheranno sempre più spesso con devastanti attacchi aerei, spesso imprevedibili e letali, lasciandoci a terra senza neanche sapere con chi prendercela. Soprattutto nelle prime fasi di gioco sarà quindi molto più conveniente saltellare e schiacciare a ripetizione sul campo di battaglia, in quanto i danni causati dagli attacchi aerei saranno ben più efficaci di quelli delle nostre armi da fuoco. A proposito di armi da fuoco, non possiamo far altro che gustarci l’incredibile arsenale che ancora una volta Borderlands ci mette a disposizione: Hyperion, Dahl, Jakobs…ci sono tutte. In più sono state aggiunte delle speciali armi laser che, ai livelli più avanzati, risultano davvero letali.

Ogni volta che apriremo un forziere, non sapremo mai cosa aspettarci