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Wolfenstein: The New Order (Xbox One) – Recensione

Hail Wolfenstein!

 

Wolfenstein: The New Order, seguito di uno dei franchise forse più vecchi della storia, è riuscito a mantenere in auge il proprio nome. Per chi non lo conoscesse, si tratta di uno sparatutto in prima persona ideato da Machine Games e distribuito dalla nota Bethesda Softworks. Tema del videogame è la battaglia del Capitano Blazkowicz, assieme ai suoi compagni, contro una Germania Nazista uscita vincente dalla Seconda Guerra Mondiale e ideatrice di terribili Mecha da Guerra. Il compito del protagonista, ovviamente, è quello di annientare i tedeschi. Insomma, una rivisitazione della storia come noi la conosciamo.

Il gioco, disponibile per Xbox 360/Playstation 3 (€60,98), Xbox One/Playstation 4 (€70,98) e PC (€50,98), è disponibile dal 23 Maggio 2014. Come bonus di pre-order, inoltre, troviamo la possibilità di provare in anteprima la beta del nuovo DOOM.

La storia e il gameplay

L’agente Blazkowicz, reduce da un assalto, entra in coma nel 1946, svegliandosi poi nel 1960 in una cittadina della Polonia. Grazie alle sue nuove conoscenze, riuscirà a creare una resistenza contro la Germania per riconquistare le città sotto il dominio straniero: infatti, le capitali più conosciute, come Londra e New York sono state rase al suolo dalle bombe nucleari, e persino la Luna ora sfoggia la bandiera nazista. Tutto ciò che era in lingua estera è stata tradotta nella lingua dominante: i giornali, le canzoni, le trasmissioni.

The New Order racconta la sua storia in modo simile a come farebbe un film, con numerosissime scene in cinematic (alcune anche da bollino rosso, un po’ per la violenza, un po’ per la nudità, cosa che sinceramente non ci si aspettava), ma con alcune importanti peculiarità: infatti in diversi momenti ci verrà proposto di compiere delle scelte, che modificheranno la trama principale. Preparatevi: non saranno affatto piacevoli.

Il gameplay sfrutterà una telecamera in prima persona, che ci lascerà intravedere solo le mani e la nostra arma durante il gioco, mentre per i video di intermezzo potremo vedere il personaggio in volto. Anche se non tutti siamo grossi, muscolosi e pronti ad uccidere, una delle peculiarità è sicuramente il coinvolgimento. Pochi titoli sono riusciti a far calare il giocatore nei panni del protagonista quasi completamente, ma il fatto di sviluppare una conoscenza approfondita, se non addirittura intima, di ogni personaggio che ci circonda, è un fattore rilevante. Non mancheranno i momenti di suspence e le lacrime, se avete il cuore debole. E se ce l’avete, forse vi conviene giocare a qualcos’altro… non è un gioco per bambini.

Altro fattore che ci è piaciuto molto è la vasta scelta in fatto di armi: non mancheranno mitragliatrici, pistole e fucili, anche se quelle più paurose sono quelle di cui vi avevamo parlato prima: i mecha. Tranquilli, nulla di troppo nipponico, dimenticate Gundam e Transformers: questi sono molto più cattivi, fisicamente intimidatori e sopratutto… si muovono da soli. Sono completamente autonomi. Avranno la forma di tripodi e di mastini, ma fargli una carezza sulla testa probabilmente vi costerà la mano. Se non il corpo intero.

Il fattore coinvolgimento

Come detto prima e come vedrete nella valutazione finale, il coinvolgimento è la colonna portante di Wolfenstein: The New Order. Il lavoro di MachineGames è stato veramente sopraffino e ci ha regalato tanti bei momenti (si fa per dire, visto che alcune sono veramente pesanti).
Uno dei fattori più interessanti è il fatto che ogni scena è vista dagli occhi di “B.J.”, e quasi sempre commentate da lui stesso: un pensiero, una frase… si sa esattamente cosa il protagonista sta provando: angoscia, dolore… piacere. Eh già. Non mancheranno attimi di amore passionale o di dolore lancinante. Colonne vertebrali che penzolano da cadaveri mutilati, cervelli qua e là, corpi resi scheletrici dai campi di concentramento… in alcuni momenti è stato persino difficile giocare. Ma vi assicuriamo che proprio a causa di questi fattori, se acquisterete il gioco, ne rimarrete piacevolmente stupiti.

Non è tutto oro quel che luccica…

Purtroppo, per quanto si meriti tanti bei commenti, The New Order ha le sue pecche. Del doppiaggio e della grafica ne parleremo più avanti, mentre ora discuteremo di alcune chiare mancanze, fra cui quella del multiplayer. Una lacuna a dir poco abissale. Il videogioco in questione, con una modalità di gioco online, avrebbe riscosso ancora più successo: l’idea di combattere contro i nazisti e i loro mecha era troppo, troppo divertente. O ancor meglio, interpretare un SS e sterminare i ribelli sarebbe stato ancora più curioso. Purtroppo, non si sa il motivo per cui MachineGames non l’abbia incluso nelle modalità disponibili. Speriamo che l’azienda ne produca un seguito con online annesso.

Easter egg alla riscossa!

Altra importante fetta è stata composta dalle piccole perle che troveremo in giro per il gioco. Una su tutte è stata la presenza dell’Emulatore di Wolfenstein 3D. Ragazzi, rigiocare ad un videogame degli anni ’90 su una console next-generation è stato a dir poco comico! E, a dir la verità, ci è piaciuto tantissimo. Infatti, ogni volta che tornerete al rifugio della resistenza, potrete recarvi in una brandina all’ultimo piano e “sognare” il vecchio Wolfenstein per alcuni minuti.

Ennesima, piccola cosa, è stata la cura per i dettagli. Contando che stiamo passeggiando per una Terra conquistata dai nazisti, la lingua principale sarà il tedesco. E così è sulle riviste, dove magari troveremo un articolo di Roma sotto assedio, o nelle canzoni, dove il testo inglese è stato tradotto nella lingua del Fuhrer, infine per i personaggi che ci troveremo attorno: raramente sentiremo il doppiaggio in italiano.

Il comparto tecnico

The New Order gode (fortunatamente) di una buona grafica. Spesso e volentieri, persino le scritte più piccole saranno leggibili grazie all’altissima qualità delle texture, però, curiosamente, non in tutti i punti sono state aggiunte, quasi come fossero state dimenticate. Fortunatamente, è un problema riscontrato raramente e a cui non si da molto peso. In compenso, il motore grafico id Tech 5 (DOOM, Rage) ha egregiamente gestito i modelli poligonali, donandoci un gioco discretamente fluido nonostante la mole di materiale.
Punto in meno per la sincronizzazione labiale – voce. Non ci siamo per niente. In un paio di scene è persino saltato l’audio: un peccato, specie nelle bellissime scene cinematic. Di per sé, proprio il doppiaggio non è stato nulla di eccezionale, ma si può chiudere un occhio, contando (come detto prima), che la maggior parte del videogame è in tedesco o in polacco. Perlomeno i sottotitoli risultano ben comprensibili.

Per concludere, una nota di merito va alla meravigliosa colonna sonora: alcune delle più famose canzoni americane sono state tradotte in lingua tedesca. Vi lasciamo ad una breve lista della soundtrack: