RetroGaming, puntata 49: EverGrace (2000; PS2)

RetroGaming, puntata 49: EverGrace (2000; PS2)

Se vi dico le parole “From Software” e “Action-RPG”, probabilmente vi state già figurando uno scenario tetro e deprimente, con un pericolo mortale dietro ad ogni angolo, in cui si viene uccisi più e più volte da trappole e nemici che si iniziano presto ad odiare, e in cui si rimane bloccati continuamente.

Beh, se è così, ci avete preso circa al 10%. Perché in EverQuest non c’è niente di tetro o deprimente, non c’è un pericolo mortale dietro ogni angolo, e non si viene sicuramente uccisi più e più volte dai nemici. Quello che c’è, invece, è un bizzarro Action-Adventure un po’ cartoonesco con elementi RPG abbastanza diluiti, una buona importanza data alla narrazione ed enigmi basati sull’abbinare il colore dei vostri stivali con quelli di una statua.

Una cosa del mio elenco però la si fa: si rimane bloccati. O almeno, succederebbe se non esistessero delle guide online per discernere alcuni degli enigmi più indiscernibili che abbia visto in un titolo non Puzzle o Adventure hardcore.

 

EverGrace 1

Il vostro falò, più o meno.
Immagine originale qui.

 

Cominciamo dai fondamentali: EverGrace è un Action-RPG, dove l’Action supera l’RPG. Il gioco si sviluppa in due storie parallele, con protagonisti un ragazzo (Darius) e una ragazza (Sharline), che è possibile completare nell’ordine che si preferisce – anche interrompendone una per saltare all’altra, tutte le volte che si vuole. In sostanza, dovete portare entrambi i personaggi alla fine del rispettivo percorso, per poi affrontare il finale che ricollega le loro storie.

E a proposito di storie, quella di EverGrace è parecchio criptica e bizzarra, e scritta per metà solo nel libretto del gioco (e per un altro quarto da nessuna parte). I due protagonisti, Darius e Sharline vivevano insieme a Solta, nel continente di Edinbury, volendosi bene come fratello e sorella, fino a quando degli assassini del regno di Morea uccisero i genitori di Darius e apparentemente Sharline. Da quel giorno Darius ha pensato solo alla vendetta, e mentre è sulle tracce dei soldati di Morea si ritrova, inspiegabilmente, nel mondo leggendario di Rieubane, chiamato “l’Impero Perduto” perché sparito improvvisamente da Edinbury un secolo prima. Darius ha da sempre la Cresta, un simbolo inciso sulla mano che viene universalmente visto come portento di sventura; guidato da uno spirito lucente di nome Krisalis, Darius cerca un modo per tornare nel proprio mondo e, appena scopre che anche Sharline si trova a Rieubane, per portare via con sé anche lei. Sharline da parte sua viene ritrovata svenuta in un bosco e curata da una ragazza, che immediatamente dopo finisce rapita da un anziano mago di nome Morpheus; Sharline si mette quindi in cammino per ritrovare Morpheus, che si scopre essere a capo di una serie di esperimenti riguardanti la Cresta e i misteriosi frutti dell’albero di Billiana, collegati anche con l’antica sparizione stessa di Rieubane.

Non posso mentire: si può vivere senza conoscere la trama di questo gioco, che è anche narrata in modo decisamente frammentario. Anzi, la suggestiva e misteriosa premessa dell’Impero Perduto e degli esperimenti di Morpheus sembra quasi sprecata e stritolata in un titolo che non fa davvero vedere molto del proprio mondo – l’intera avventura si finisce in una decina di ore, e gli ambienti passano da esterni giallastri e vuoti tutti uguali a dungeon squadrati semi-gotici e semi-fantascientifici indegni di molti giochi mediocri ben precedenti. Ciononostante, l’alta cadenza narrativa aiuta a tenere insieme la progressione, e riesce a giustificare un incastro e un rimescolo di ambienti (anche tra le storie dei due personaggi) altrimenti difficilmente giustificabile.

 

EverGrace 4

Grazie di tutto Campanellino, ma dalla tua esposizione iniziale non si capisce un accidenti in ogni caso, quindi tanto vale leggersi il manuale di gioco.
Immagine originale qui.

 

Il gameplay è completamente ribaltato rispetto a quello che vi potreste immaginare se arrivate dalla From Software post-Demons Souls. La partita si sviluppa in modo sostanzialmente lineare, con un mondo composto di piccole zone sigillate ermeticamente in cui l’obiettivo è trovare degli oggetti, risolvere degli enigmi ed eventualmente sconfiggere un boss, per poi passare alla zona seguente e ricominciare da capo.

L’inventario è ridotto (esiste una manciata di consumabili collegati al recupero di salute o alla cura di alcuni stati speciali, e nel corso di una partita si troveranno due dozzine in tutto tra elmi, armature e stivali, più altrettante armi) e il looting non è neanche a tutti gli effetti tale, dato che il possesso e l’utilizzo di diversi oggetti è intrecciato con l’avanzamento stesso nell’avventura. In altre parole, non potete materialmente finire il gioco se non avete raccolto (o acquistato) e potenziato una serie di equipaggiamenti; almeno, da quello che ho visto, il gioco è studiato in modo tale che sia impossibile restare bloccati per la mancanza di un oggetto e l’impossibilità di reperirlo.

 

Questo non significa che non ci sia combattimento; c’è eccome. Ma, non appena si capiscono i (pochi) fondamentali e ci si equipaggia con oggetti minimamente decenti, diventa più un diversivo o nei casi peggiori un noioso lavoro manuale, che una vera fonte di pericolo.

Dal punto di vista pratico, il sistema di combattimento è estremamente semplice. Si ha un singolo tasto per attaccare (se si direziona anche l’analogico verso il bersaglio si esegue un colpo diverso), e la forza del colpo è dettata dalla pressione applicata al pulsante del DualShock (una soluzione sicuramente originale, ma alla lunga potenzialmente dolorosa sui polpastrelli). Più un colpo è forte più causa danni, ma più richiede e consuma anche Potenza (stamina/energia, che come sempre si ricarica da sola col tempo); dato che anche correre consuma Potenza, se correte troppo vi troverete senza fiato e i vostri colpi non faranno letteralmente nulla. Sulla carta è un sistema intelligente, se non che per l’appunto tutti i nemici dopo i primi sessanta minuti di gioco sono palesemente sotto-livellati, goffi, lenti e quasi mai una vera minaccia.

 

EverGrace 2

Vi fa paura quel coso? No? Davvero? Fate bene. È lento, fatto di cartapesta e spara coriandoli, come i 9/10 dei nemici di questo gioco.
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Esiste un secondo tasto d’azione importante, a cui può essere assegnato un attacco particolare, un incantesimo elementare o poche altre azioni situazionali. Tutte queste azioni speciali non sono conosciute dal personaggio, ma dall’equipaggiamento che ha indosso in quel dato momento; a dire la verità tutte le statistiche dei due personaggi dipendono quasi integralmente da ciò che hanno indosso, non esistendo nessun vero processo di level-up (sì, ogni tanto troverete un oggetto che vi permette di distribuirvi 5 o 10 punti tra le statistiche, ma dato che l’equipaggiamento da solo ve le porta tutte nell’ordine delle svariate centinaia…).

Gli equipaggiamenti stessi possono essere potenziati, due volte ciascuno, aumentandone le statistiche e a volte sbloccando nuove azioni speciali. Questa e tutte le transazioni del gioco avvengono in un hub speciale accessibile da ogni postazione di salvataggio, e consumano una moneta che si raccoglie casualmente uccidendo nemici o vendendo i propri oggetti.

Ah, e ovviamente c’è una durabilità per ogni oggetto, che addirittura cala lentamente per il solo avere indosso l’equipaggiamento – grazie, From Software. Anche quella, fortunatamente, dopo le prime fasi di gioco smette completamente di essere d’intralcio, e non va neanche vicino ai livelli di fastidio incontrati in Dark Cloud.

 

Quindi, facendo il punto, abbiamo un titolo Action a zone con un inventario e un sistema di statistiche da para-RPG, un combattimento semplice e dei nemici totalmente incompetenti. Ma allora dove sta la difficoltà? Nel Platforming? No, affatto: non ce n’è nessuno, non c’è neppure un comando per saltare. Se cadete in qualche buco è quasi sempre perché ci finirete “di rimbalzo” dopo essere stati colpiti da qualcos’altro, e anche quello accade relativamente di rado.

 

EverGrace 3

Statistiche e difese elementari. Le prime servono solo a non pescare l’unico elemento a cui ogni dato nemico è completamente immune, e le seconde sono quasi completamente inutili, dato che siete fatti di titanio in ogni caso.
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La parte più difficile di EverGrace sono i suoi enigmi. All’inizio è tutto abbastanza semplice; parlate con qualcuno, andate in un posto, avviene qualcosa, trovate un oggetto, lo portate da un’altra parte, proseguite. Poi iniziano i casini con gli elementi, l’uso di azioni che neanche sapevate esistessero, e si finisce con le partite a “Indovina Chi?”.

 

Situazione tipo: avete esplorato tutto, avete aperto ogni baule, non avete apparentemente nessuna via percorribile, e siete bloccati. Cosa dovete fare? Avete presente quell’obelisco steso a terra, che blocca una delle svariate strade che non portano a nulla? Ecco, se possedete quell’unica arma con quell’unica abilità, potete usarcela sopra per frantumarlo. Ovviamente non è scontato che abbiate quell’arma, o anche solo che sappiate che esista un’azione che può rompere un numero ridottissimo e arbitrario di oggetti nel mondo; è lì, bella e splendente nel negozio in mezzo alle altre, ma cosa ne potete sapere voi, poveri stupidi?

Altro esempio: arrivate davanti ad una porta con un simbolo rosso, oltre la quale c’è un turbine di fuoco. Se interagite con il simbolo vi verrà detto che esso appartiene all’elemento Fuoco. Impugnate un’arma di Fuoco (che potreste anche non avere, e nel qual caso va acquistata in negozio o trovata per caso) e lo colpite; nulla. Allora impugnate un’arma di Ghiaccio (idem riguardo all’averla), l’elemento opposto, lo colpite e… nulla. Cosa dovete fare? Dovevate impugnare un’arma di Fuoco e interagire con il simbolo (cioè leggere quello che avevate appena letto) per farlo scomparire, e una volta dentro usare un’arma di Ghiaccio per distruggere il turbine. C’è anche il dettaglio che il turbine emette in continuazione onde di fuoco che vi stordiscono e respingono, quindi la vostra arma di Ghiaccio deve anche avere una qualche abilità che permetta di effettuare un attacco di Ghiaccio a distanza. Se non ce l’ha, potete inizare a comprarne delle altre e livellare alla cieca fino a sbloccarne uno.

 

EverGrace 5

Sì, tutto questo succede. E quella, tra l’altro, è una delle armature più forti del gioco.
Immagine originale qui.

 

Ma queste sono cose, alla fin fine, ancora discernibili, se avete un po’ di intuito e andate per tentativi. La situazione peggiora quando, ad esempio, vi ritrovate in uno stanzone senza nessuna apparente uscita, e con solo un paio di stivali di pietra fissati vicino ad una parete, davanti a un gruppo di colonne. Se interagite con essi riceverete un vago messaggio riguardo il “muovervi per seguire la via”, o qualcosa di simile. Dovete camminare in qualche direzione, magari in modo particolare? Dovete usare una qualche abilità di qualche oggetto? Dovete basarvi sugli elementi? Forse dovete staccare, o spostare gli stivali di pietra? O usare le colonne dietro di essi? No, che domande. Disequipaggiate ogni vostro oggetto eccetto le vostre calzature, poi interagite di nuovo con gli stivali di pietra e verrete teletrasportati via. Come ho fatto a non pensarci subito.

C’è da dire che, anche se il gioco ne ha diversi di questi giochetti, una volta visto e capito il primo per ciascun tipo quelli dopo vengono sicuramente più facili (tranne quando vi si chiede di vestirvi integralmente di verde, colore non disponibile nel menu di ripittura delle armature del negozio, e quindi per proseguire dovete vestirvi di giallo – perché sì, ovviamente). Non credo sia una scusante, anzi: rendere gli enigmi difficili puramente perché si resta spiazzati davanti a quello che in realtà vi si sta chiedendo, e successivamente riutilizzare sempre la stessa logica senza nessuna variazione, non produce una gran impressione, neppure su qualcuno come me che non disdegna titoli Adventure puri anche impegnativi e un po’ vecchia scuola.

 

Spendo due parole anche sull’audio, che poveretto se lo merita. Le musiche sono generalmente originali e suggestive, dal tono molto etnico, anche se in un paio di casi si tramutano in motivetti troppo corti e ripetitivi che diventano rapidamente assillanti; sorprendentemente il gioco è interamente doppiato in italiano, con anche un cast di alto livello (tra gli altri Claudio Moneta fa Darius).

 

Prima di chiudere, un video di qualcuno che gioca male ma che fa cortesemente vedere l’inizio di entrambe le storie:

 

Una cosa che mi sento di dover segnalare è che, benché su internet troverete scritto da parte di diverse persone che EverGrace soffre di svariati bug e glitch, la situazione reale è molto meno tragica di quello che mi ero prefigurato con le mie indagini preliminari. Certo, di abbastanza vistoso c’è quel piccolo problema logico per cui la Potenza cala sempre allo stesso ritmo ma si recupera più in fretta meno salute avete; ma tanto non è che le sezioni di combattimento fossero dei capolavori in ogni caso.

Non che EverGrace dia la sensazione di essere stato pensato e rifinito fin nei minimi dettagli, eh. Il drop-rate degli oggetti sembra in qualche misura difettoso, dato che alle volte non si trova un singolo oggetto per minuti mentre altre i nemici mollano equipaggiamenti rari a manetta; anche la distribuzione dei mostri è discutibile, visto che nei primi 9/10 della storia di Darius si incontrano solo variazioni cromatiche di 6 o 7 modelli, e nell’ultimo corridoio da solo saltano fuori 2 o 3 creature completamente inedite. Ciononostante, non ho mai assistito a veri e propri crash o bug che abbiano influenzato in alcun modo l’avanzamento – dettaglio apprezzato, in un titolo senza checkpoint che già vi fa caricare un salvataggio ogni volta che morite.

 

Cercando di chiudere, la mia conclusione è che EverGrace sia un gioco che si fa giocare, ma che onestamente non ha molto di più da dire. L’ambientazione e la premessa sono sicuramente gli aspetti più apprezzabili, pur essendo sfruttati incredibilmente male, seguiti dal comparto audio e a scendere da tutto il resto, che si piazza attorno alla soglia del mediocre. Se volevate passarvi una decina di ore con un JRPG un po’ atipico e non troppo frustrante immagino che questo non sia una brutta scelta; se cercavate un capolavoro nascosto, dovrete impegnarvi veramente molto per trovarcelo.

Ci vediamo alla prossima puntata, con qualcosa di sicuramente speciale.

Lorenzo Forini
Sono nato a Bologna nel 1993, videogioco da sempre, e da sempre mi ha affascinato l'idea di andare oltre al solo giocare, di cercare di capire cosa c'è nascosto in ogni titolo dietro al sipario più immediato da cogliere. Se i videogiochi sono una forma d'arte, forse è il caso di iniziare a studiarli davvero come tali.