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Metal Gear Solid V: Ground Zeroes (PS4) – Recensione

Recensire un gioco come Metal Gear Solid V: Ground Zeroes non è affatto facile. Il titolo stesso del gioco – “Metal Gear” – vista la grande storia della serie e il successo ottenuto negli anni, carica il prodotto di grandissime aspettative, che rischiano di influenzare esageratamente il giudizio. Ed in questo caso, tale rischio c’è, eccome se c’è. Come ha sempre cercato di fare in ogni capitolo della saga, anche questa volta Kojima – Game Director del gioco – ha cercato di portare grandi novità in MGS V: GZ, riuscendoci ampiamente… talmente tanto da essere stato criticato da alcuni fan storici della serie per essersi allontanato troppo da quella che è la vera essenza di un Metal Gear.

Visto che, come avrete ormai capito, il peso dato al titolo del gioco, più che al gioco stesso, può fare la differenza sul giudizio finale, faccio presente che noi di GameBack abbiamo deciso di valutare MGS V: GZ tenendo conto della sua appartenenza alla celebre saga iniziata nel 1987, ma dando molta più importanza al prodotto in sé, che al titolo che si legge sulla copertina del gioco.

LA MUTA DEL SERPENTE

Metal Gear Solid V: Grounz Zeroes è un prologo del vero MGS V, ovvero The Phantom Pain. In quanto tale, il gioco è composto da una sola missione principale – che cronoligamente si pone subito dopo il finale di Peace Walker e di cui non parliamo per evitare spoiler – più 5 missioni secondarie. Tutte le missioni sono ambientate nel Camp Omega. L’ultimo capitolo della serie, tiene alcune caratteristiche dell’ultimo capitolo pubblicato, Peace Walker, ma allo stesso tempo porta davvero tante novità.

Innanzitutto, troviamo una componente open-world decisamente più marcata rispetto al passato. Per completare gli obiettivi della missione, potremo scegliere tantissime strade diverse. Ad esempio, si può scegliere di penetrare all’interno di una struttura nemica neutralizzando tutte le guardie, nascondendosi nel retro di un camion e lasciandoci trasportare dal nemico stesso all’interno del complesso in cui dobbiamo infiltrarci, o addirittura guidando un carro armato ed entrando di prepotenza.

Un’altra importante novità è la rimozione del classico menù che usava i due grilletti laterali per la scelta di armi ed equipaggiamenti, in favore di un più moderno sistema in “stile Uncharterd”, che consentirà di cambiare arma utilizzando le frecce direzionali. L’equipaggiamento sarà piuttosto limitato, e all’inizio di ogni missione sarà possibile scegliere la propria attrezzatura; questa attrezzatura, tuttavia, potrà essere sbloccata solo una volta terminata la missione con un certo rango.

Il rango, invece, ovvero la valutazione della missione, che va da D (grado minimo) fino ad S (grado massimo), è stato ripreso da Peace Walker, e viene calcolato con un sistema molto simile. Una volta completati gli obiettivi, infatti, verranno analizzati diversi fattori quali tempo, numero di allerte, di uccisioni, e così via, e a seconda del punteggio ottenuto verrà assegnata una diversa valutazione.

Nel corso della missione sarà inoltre possibile compiere tantissime altre azioni: chiamare il proprio elicottero per richiedere il prelievo di un ostaggio salvato, interrogare i nemici per ottenere informazioni (come la locazione delle telecamere in zona o la presenza di armerie nei dintorni), raccogliere oggetti collezionabili (che permetteranno di sbloccare una missione extra) e la lista sarebbe ancora lunga. Se Kojima voleva dare al giocatore una grande libertà d’azione, possiamo dire che ci è riuscito in pieno. Le strade per completare una missione sono pressoché infinite, e ogni giocatore sarà libero di esprimere la propria personalità nel portare a termine un obiettivo. Risultato non da poco.

IL VELENO DEL SERPENTE

Metal Gear Solid V: Ground Zeroes è fondamentalmente uno stealth (seppur non puro e con diverse sequenze d’azione), e come i fan del genere ben sapranno, le caratteristiche più importanti in un gioco di questo tipo sono solitamente riducibili a due. La prima è la libertà di azione, di cui abbiamo già parlato poco fa e in cui Ground Zeroes sicuramente eccelle. La seconda è l’intelligenza artificiale dei nemici, e da questo punto di vista, purtroppo, c’è qualche carenza piuttosto vistosa.

Spesso, anche in condizioni di perfetta visibilità, le guardie non si accorgono di noi anche da distanze piuttosto ravvicinate, mentre noi riusciamo a vedere loro molto chiaramente. O Snake, pur avendo un solo occhio, ha una vista portentosa, oppure tutti i nemici sono decisamente miopi; in caso contrario, c’è qualcosa che non quadra. Inoltre, l’Intelligenza Artificiale sembra essere rimasta indietro di 15 anni, praticamente ai livelli del primo Metal Gear Solid, uscito nel 1998. Dà piuttosto fastidio, nel 2014, poter addormentare una guardia, usarla per attirare un’altra guarda, poi stordire anche quella e ripetere l’operazione fino ad aver liberato l’area. Anche durante il combattimento, nel caso fossimo scoperti, i nemici non saranno troppo svegli, sfruttando davvero troppo poco la superiorità numerica e i ripari ambientali. Tuttavia, alcuni punti sono ancora salvabili. Ad esempio, i giri di ronda delle guardie a volte sono piuttosto ampi e difficilmente prevedibili, e durante il combattimento i nemici impiegheranno bene il proprio arsenale, utilizzando granate per farci uscire allo scoperto e mezzi pesanti, ad esempio carri armati, per eliminarci velocemente. Inoltre, distruggere una telecamera di sicurezza insospettirà immediatamente le guardie, che non tarderanno ad indagare sull’accaduto, intensificando poi la sicurezza qualora individuassero una minaccia.
In generale, quindi, l’IA si mantiene su livelli accettabili, ma niente di più.

La difficoltà del gioco non è troppo elevata, come si può intuire, e il gioco resta accessibile a tutti i giocatori. Chi cerca una sfida impegnativa, comunque, potrà selezionare la difficoltà estrema, che sarà sbloccata dopo aver completato la missione a difficoltà normale. I puristi, inoltre, potranno disattivare una delle nuove feature di Ground Zeroes, ovvero il “riflesso”. Questa funzionalità farà entrare Snake in una sorta di Bullet Time ogni volta che viene scoperto e rischia di allertare il nemico, dandogli così modo di neutralizzare le guardie prima che queste riescano a colpirlo o a dare l’allarme. Una caratteristica non disattivabile, invece, è il marcamento dei nemici. Quando Big Boss punta con un’arma o con il binocolo i nemici, questi saranno segnati sulla mappa – in cui saranno visibili in tempo reale – e risulteranno visibili anche attraverso muri ed ostacoli.

Ed ora veniamo al punto dolente del gioco: la tanto criticata longevità. Alla prima run, senza andare troppo di fretta ma sicuramente senza nemmeno prendermela con comodo, ho completato la missione principale in 72 minuti. A questa poi si aggiungono le 5 missioni secondarie, un altissimo fattore di rigiocabilità per esplorare tutti i segreti della mappa e le varie strade possibili per completare gli obiettivi e la raccolta di collezionabili. Ricapitolando e usando dei numeri molto concreti, possiamo dire che ci vuole un’ora e mezza circa per completare la missione principale, circa 5 ore per completare missione principale + missioni secondarie e intorno alle 14-15 ore per completare il gioco al 100%.

IL SERPENTE & LA VOLPE

Il comparto tecnico, invece, non delude affatto. Graficamente il gioco è davvero ottimo, con texture in altissima definizione, modelli poligonali estremamente curati e giochi di luce mozzafiato. In questo prologo, purtroppo, il Fox Engine, il nuovo motore grafico di Ground Zeroes, non mostra 100% delle sue potenzialità, visto che, giusto per fare un esempio, durante le missioni non vi è lo scorrere del tempo in tempo reale (che invece sarà presente in The Phantom Pain). Non osiamo immaginare, quindi, cosa sarà capace di offrire il prossimo, vero, Metal Gear Solid V, visto che già questo prologo è stato capace di offrire tanto dal punto di vista grafico e tecnico.

Il comparto sonoro, come da tradizione, è la punta di diamante di Metal Gear Solid V: Ground Zeroes. Colonna sonora davvero eccezionale, effetti sonori credibili e doppiaggio di altissima qualità. L’assenza dello storico doppiatore di Snake, David Hayter, ha lasciato molti fan con l’amaro in bocca, ma il suo sostituto – Kiefer Sutherland – non delude. Mi sento, quindi, di lasciarvi con Here’s To You (Sacco e Vanzetti), scritta da Ennio Morricone e Joan Baez, pezzo che accompagna il filmato di apertura del gioco.