Dieci giochi presi in esame, quattro hanno ricevuto un'ingiunzione

La guerra alle loot box prosegue non solo sul fronte dei videogiocatori, ma anche su quello delle autorità di regolamentazione del gioco d’azzardo di tutto il mondo.

Nei mesi scorsi avevamo già dato notizia che, sull’onda dello scandalo di Battlefront II, diversi organismi internazionali si stavano muovendo per studiare meglio la situazione, e oggi abbiamo ricevuto la prima, vera risposta forte. La commissione olandese sul gioco d’azzardo ha infatti preso in esame 10 titoli popolari che fanno uso di questo espediente, e il responso non è stato positivo:

I giochi per computer sono stati progettati come giochi d’azzardo, e danno al giocatore la sensazione di avere quasi vinto. Quando si apre una loot box c’è tutta una sorta di effetti sonori che lo incoraggiano a continuare a giocare [d’azzardo].

 

La critica maggiore sembra non solo la vicinanza “sulla carta” delle loot box ad una slot machine, ma il tentativo da parte degli sviluppatori di utilizzare i suoi stessi espedienti classici per creare dipendenza e spingere a continuare a scommettere soldi e creare potenzialmente dipendenza.

 

Ma la commissione, per la prima volta nella storia, non si è limitata alle parole, ed è passata anche ai fatti.

Oltre a condannare in generale lo stile con cui le loot box vengono proposte e ad intimare di impedirne l’accesso ai minorenni, quattro di questi dieci giochi (FIFA 18, Dota 2, PUBG e Rocket League) hanno ricevuto un’ingiunzione formale: gli sviluppatori dovranno quindi operare delle modifiche all’interno del gioco entro il prossimo giugno, pena la rimozione del loro prodotto dal mercato olandese in quanto gioco d’azzardo non sanzionato. A distinguere questi quattro titoli dagli altri sei analizzati, dal poco che si capisce nell’articolo originale, sembra essere la maggiore facilità per l’utente di fare “cash out“, ovvero di riconvertire i premi delle loot box  in denaro reale tramite altri mezzi o siti internet. Questo fa sì che i contenuti delle casse premio diventino l’equivalente esatto di fiches digitali, ragione per cui i quattro giochi sono equiparabili senza se e senza ma a vero e proprio gioco d’azzardo.

 

Difficile dire cosa succederà ora. Siamo davanti ad uno scenario inedito, e più che i soli Paesi Bassi, a fare paura all’industria videoludica in questo momento è sicuramente il rischio di un effetto a cascata in altri paesi.

Lorenzo Forini
Sono nato a Bologna nel 1993, videogioco da sempre, e da sempre mi ha affascinato l'idea di andare oltre al solo giocare, di cercare di capire cosa c'è nascosto in ogni titolo dietro al sipario più immediato da cogliere. Se i videogiochi sono una forma d'arte, forse è il caso di iniziare a studiarli davvero come tali.