GameBack

Claw – I gatti hanno 9 vite, ma qui ve ne danno solo 6. Tirchi.

Benvenuti ad una nuova puntata di RetroGaming, la più seguita (nonché unica) rubrica di… beh, retrogaming, su GameBack!
Oggi: Issate l’ancora! Cazzate la randa! Ammainate il pappafico! Secondo qualcuno questo gioco è solo una diceria, una leggenda da internauti, ma si narra che chi riuscirà a raggiungerlo e a finirlo troverà un tesoro d’altri tempi.

 

Decisamente un caso di omonimia. La quantità di pelo coinvolta, d’altra parte, è circa la stessa.
Immagine originale qui

Inutile mentirci: che piaccia o no, quando a fine ottobre Assassin’s Creed IV uscirà su ogni piattaforma conosciuta e non Edward Kenway diventerà ufficialmente il pirata più famoso della storia dei videogiochi. A ben pensarci non ci sono stati poi così tanti giochi ambientati nell’universo della pirateria, almeno rispetto ad altri contesti iper-sfruttati, ma ci sono almeno un paio di titoli che chi già giocava negli anni ’90 di sicuro ricorderà: il primo e più celebre, ovviamente, è Monkey Island. Il secondo, più dimenticato e argomento della puntata di oggi, è Claw.

Claw è uscito nel 1997 ed è stato il secondo gioco di Monolith Productions (da non confondere con la giapponese Monolith Soft) dopo Blood, che possiamo considerare l’ultimo dei grandi FPS alla Doom e di certo uno dei migliori. Sapete, quei pivellini che hanno fatto un certo Condemned… no? Magari Alien versus Predator 2? F.E.A.R.? Se ancora non avete la minima idea di cosa parlo forse sarebbe meglio che andaste a studiare un po’ e tornaste fra una mezzoretta. Tanto l’articolo non scappa via.

Ad ogni modo, all’epoca il gioco non passò inosservato. Si trattava in fin dei conti di una grossa produzione, e le maggiori riviste ne coprirono l’uscita sia con anticipazioni che con diverse recensioni, anche molto positive. Poi, il nulla. Nel giro di qualche mese tutti smisero di parlare di Claw, sviluppatori inclusi, e il gioco cadde inevitabilmente nell’oblio. Claw ha comunque ancora oggi una qualche fan base; una grande abbastanza da avere un sito multilingua e da fornire in chiaro il download del gioco spezzettato e spacchettato per bene in tutte le sue componenti. Dubito sia una cosa legale, ma non intendo indagare oltre.

 

Informazione preliminare: per quanto ci abbia provato, mi è stato letteralmente impossibile ottenere del footage, o anche solo degli screenshot, del gioco mentre lo facevo andare sul mio pc. Ho provato con Fraps: niente, non lo riconosce come applicazione. Ho povato con CamStudio: video nero. Ho porvato addirittura a prendere delle immagini con il tasto “stamp” della tastiera, ma anche quelle vengono nere. Probabilmente dovrei ringraziare che mi giri su Windows 7 senza patch impossibili, visto quanto è vecchio, ma il punto è che per l’articolo ho dovuto ricorrere a quello che ho trovato in rete, quindi oggi le immagini saranno di mutevole natura ancora più del solito.

D’altro canto sono riuscito ad accedere direttamente alle cinematiche, quindi con quelle ho fatto quello che mi pareva. Eccovi l’intro, da me sottotitolato in italiano per facilitare la comprensione dei dialoghi:

 

Non mi sembra il caso di cercare giri di parole complicati per dirlo: Claw è un gran gioco.

Pur essendo un platform ha una trama vera. E solo per questo meriterebbe una medaglia. La storia, come il filmato spiega chiaramente, vede il Capitano andare alla ricerca dell’Amuleto delle 9 Vite; nessuna grande variazione, e il finale non riserva particolari sorprese. E’ comunque un concept interessante, che offre una scusa valida per costanti cambi d’ambientazione e per vedere un gatto pirata che si dà tanto da fare saltando a destra e a sinistra invece che stare su una nave e… fare cose da pirata.

Il gameplay è semplicemente ottimo. Il sistema di salti, la parte più importante in un titolo di questo genere, risponde alla perfezione ai comandi: se si è bravi a giocare si fa tutto quello che si vuole. Il combattimento è anch’esso molto valido, e soprattutto la lunga gittata della spada risolve un sacco di situazioni spinose; le tre armi secondarie con munizioni limitate possono diventare estremamente utili se le si sa usare a dovere, e nel complesso la componente degli scontri è impegnativa ma premia decisamente l’abilità.

Hmm, qui gatta ci cova…

Anche sotto l’aspetto grafico Claw è encomiabile. La definizione dei disegni è altissima, le animazioni sono fatte molto bene e gli scenari sono sempre ispirati e ricchi. Le cinematiche, per l’epoca, avevano una definizione eccezionale (480 righe!), paragonabile davvero a quella di un cartone animato vero e proprio.

Il comparto audio infine è di sicuro più che accettabile, e il doppiaggio del protagonista (solo inglese, come il gioco stesso del resto) è molto calzante.

 

“Ma, se Claw è un gioco quasi perfetto,” – direte ora voi – “come può essere andato dimenticato fino a questo punto? Perché gli araldi non stanno suonando le trombe e non abbiamo Claw in tripla offerta perenne su Steam, gratis su GoG fino a ieri e il suo remake HD che raggiunge il traguardo massimo su Kickstarter in mezza giornata?”. Domanda legittima. Volete sapere il perché? Perché Claw è difficile come l’inferno.

Attenzione: non è un “difficile” del tipo “i programmatori hanno buttato dentro tutto quello che passava loro per la testa senza neanche testarlo e a me tocca risolvere il casino”; è più un “difficile” da “ti abbiamo dato dei buoni controlli? Ora impari a usarli o ti attacchi”. Che è di sicuro meglio se devo mettere un voto, ma purtroppo non cambia molto la situazione se sono una persona normale e mi piace finire i giochi che faccio prima di esaurire i santi sul calendario.

(Per precisare, Claw non è di quei giochi fatti apposta per essere difficili. Titoli del tipo I Wanna Be the Guy sono infinitamente più impegnativi di Claw, ma quella è tutta un’altra categoria che neanche considero; mi sto mettendo nei panni di qualcuno che non cerca appostiamente una sfida assurda, solo un gioco normale, che possibilmente sia divertente e abbia una buona storia. E assunto che ha entrambi – da vendere – Claw è di sicuro classificabile come difficile.)

Peraltro, la curva di difficoltà è letteralmente crudele. Il primo livello è facile. Davvero facile; con 6 vite a disposizione lo finirebbe un bambino, magari in un paio di tentativi per imparare a giocare. Dal secondo al sesto sono ancora più che fattibili, se affrontati singolarmente e con tutte le vite (il gioco offre la possibilità di iniziare una nuova partita da qualsiasi livello già sbloccato, dando quindi tutte le vite a discapito del punteggio). Il settimo e l’ottavo diventano seriamente rognosi. Il nono e soprattutto il decimo, se siete giocatori della domenica e non avete tanta costanza, saranno per voi la fine del gioco. L’undicesimo e il dodicesimo ridefiniranno il vostro concetto di imprecazione. Il tredicesimo vi farà piangere lacrime di confusione rannicchiati in un angolino buio. E il quattordicesimo… beh, se riuscite a passarlo è una valida opzione nel caso dobbiate proporre una sfida alla Morte per avere salva la vita.

Scusate, non ho resistito.
Immagine originale qui

I combattimenti man mano che si va avanti diventano più complicati, ma si ha tanta di quella vita (e se ne recupera anche spesso) che di danni si può morire massimo un paio di volte nel corso di ogni livello. Ci sono diversi tipi di nemici e alcuni richiedono tecniche particolari (come colpire in salto per avere più probabilità di non farsi parare il colpo), ma non c’è sicuramente nulla di così veloce o pericoloso da giustificare la morte in combattimento, se non appunto per accumulo di danni. Persino i boss (8 in tutto) sono più che affrontabili, magari in un paio di tentativi.

Il problema sono i salti. Dal livello dieci in poi dovreste avere la coordinazione di un macaco e i riflessi di un aspide per non cadere mai, e quindi nelle fasi più complesse o lunghe (ci sono sequenze di salti da diversi secondi) inizia un esasperante trial and error, reso ancora più atroce dall’esiguo numero di vite di cui si dispone. Fortunatamente non solo si può iniziare un qualsiasi livello con tutte le vite, come ho già detto, ma viene anche salvata la partita due volte nel corso di ognuno, in punti specifici, di modo che se almeno arrivate ad un terzo senza morire o a due terzi con ancora diverse vite potrete sempre ripartire da lì. Questo aiuta di sicuro ad accorciare i tempi, ma ha un effetto ridotto sulla la caduta di crocifissi.

So che su youtube troverete persone sinapticamente alterate che completano il gioco in un’unica run o che sconfiggono tutti i boss senza mai farsi colpire, ma credetemi: un uomo normale, anche con molta esperienza e manualità nei videogame, non potrà mai fare qualcosa di simile. Finire Claw senza un game over nel mezzo è paragonabile a finire Dark Souls in un’ora e tre quarti: vuol dire sapere il gioco a memoria e essere dei fenomeni.

 

Claw ha anche una modalità multiplayer, ma non ho la benché minima idea di come funzioni o anche solo di come farla partire oggi. Sul sito che vi ho linkato prima si parla di gare a chi recupera più tesori in un’unica partita (o ripetendo i livelli fino alla pazzia) o di speed run competitive, ma non voglio neanche immaginare di provarci ora. Mi è bastato e avanzato il singolo, non voglio dovermela anche vedere con i cinque o sei che hanno vissuto tutta la loro vita saltando su piattaforme intermittenti tra flussi di lava e che ancora attendono prede sul multiplayer di un gioco semi-noto e impossibile di sedici anni fa.

Ed è qui che inizi a chiederti cosa stai facendo esattamente…
Immagine originale qui

 

Tiriamo infine le somme. Può oggi Claw essere un gioco appetibile? Assolutamente sì: è invecchiato benissimo grazie alla precisione dei controlli e ad una grafica fantastica per l’epoca; potrebbe passare senza problemi per un gioco indie di oggi molto ben fatto. Sappiate che ci sarà comunque un grave difetto, e spetterà a voi scegliere quale: la longevità, se abbandonerete appena le cose si faranno troppo complicate, o la difficoltà, se deciderete di sacrificare cervelletto e fegato alla causa.

Io mi ero promesso di giocarlo tutto fino in fondo, ma mi sono dovuto arrendere all’ultimo livello. Sono arrivato al secondo salvataggio con tutte le vite, non so come. Ho provato e riprovato a raggiungere il boss finale, e quando – dopo venti minuti buoni – ci sono riuscito, con addirittura due vite rimaste, ho fatto game over nel dedalo di corde e fiamme che bisogna navigare (per recuperare delle armi speciali e poterlo così ferire) ancora prima di riuscire a colpirlo la prima volta. Ho capito l’antifona e ho deciso di dedicare il tempo che mi resta da vivere ad altro.

E’ stato divertente? Senza dubbio sì. Ne valeva la pena? Credo di sì, ma è una questione molto soggettiva; dipende da quanto si ama la sfida. E dovete amarla davvero tanto, se prevedete di arrivare a guardare l’ultimo (abbastanza penoso, in verità) filmato.

Ma almeno sareste pronti a sfidare il Tristo Mietitore, un domani.