Cavalieri, vichinghi e samurai vestivano e combattevano davvero così?

For Honor cavalieri

For Honor, la più recente IP di Ubisoft, pone il giocatore in un universo fittizio in cui guerrieri di tre nazioni si affrontano in una perpetua guerra. Il gioco non nasconde minimamente le fonti di ispirazioni per i tre popoli, che sono non a caso chiamati Cavalieri, Vichinghi e Samurai, e si basano sugli equivalenti esistiti nel nostro mondo reale… oppure no?

Tenendo bene in mente che For Honor non tenti o affermi di rappresentare nulla in modo storicamente accurato, e che tutto questo non ha nulla a che vedere con un mio guidizio positivo o negativo sul gioco in sé (la nostra recensione arriverà il prima possibile), ho pensato potesse essere divertente e interessante confrontare comunque i vari armamenti nel gioco con quello che dei veri cavalieri, vichinghi o samurai avrebbero utilizzato su un campo di battaglia reale dei secoli scorsi. Ovviamente non posso prendere in esame ogni singolo componente di equipaggiamento presente nel gioco, quindi farò piuttosto qualche considerazione generale sullo stile e l’aspetto globale delle varie fazioni.

 

I Cavalieri

For Honor Cavalieri

 

Le corazze indossate dai Cavalieri sono generalmente credibili, fatta eccezione per qualche spallaccio un po’ sproporzionato. Le cotte di maglia e vari pezzi di armature a piastre costituiscono il grosso delle protezioni corporee, mentre le pacificatrici hanno una sorta di brigantina lunga segmentata sulle gambe (non so se ha un nome particolare). Gli elmi sono di molti tipi, ma quasi tutti riconducibili a veri modelli storici, come ad esempio i grandi elmi o le celate.

Per le armi vale un discorso simile. Anche se gli sviluppatori si sono presi qualche licenza artistica in qua e là, tutte le spade rappresentate non sono esageratamente fuori proporzioni, e non hanno decorazioni eccessive o totalmente invalidanti per l’uso sul campo di battaglia. Il peso del mazzafrusto del Conquistatore è forse un tantino grande (soprattutto le varianti compatte senza punte), e lo stesso vare per le teste del mazzapicchio del Giustiziere, ma nulla di totalmente fuori luogo o impossibile.

 

Se presi individualmente gli equipaggiamenti dei Cavalieri sono quindi abbastanza storicamente accurati, l’unico possibile problema è la loro combinazione. Il gioco utilizza infatti design e tecnologie che nel mondo reale andrebbero spalmate su più di 400 anni (XI-XV sec. circa) e svariate nazioni europee, e li mescola senza farsi troppi problemi, producendo alcuni risultati un po’ improbabili da vedere su un campo di battaglia storico.

 

Nota a parte: il mordhau

For Honor mostra probabilmente per la prima volta in un videogioco un utilizzo alternativo della spada, storicamente accurato ma molto poco diffuso nella cultura comune odierna: il mordhau.

Simile per certi versi alla tecnica della “mezza spada”, il mordhau consiste nell’impugnare l’arma di fatto alla rovescia, stringendo la lama con le mani e utilizzandone l’elsa o la guardia come se fossero la testa di una mazza. In For Honor la forza d’impatto è tale da permettere alla guardia della spada di penetrare la corazza dell’avversario, cosa oggettivamente inverosimile, ma il principio di fondo rimane valido.

 

 

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, questa tecnica non è pericolosa per l’utilizzatore, dato che la lama di una spada non è tanto tagliente da lacerare solo per pressione, senza scorrere parallelamente al suo filo. Al contrario, vari manuali di scherma antichi considerano questa tecnica molto efficace su un bersaglio corazzato, molto più che utilizzare la spada in maniera canonica; ma su questo aspetto torneremo meglio più avanti.

 

I Vichinghi

For Honor Vichinghi

 

Sulle armi, poco o nulla da dire: tutti gli equipaggiamenti mostrati (asce da battaglia, spade, scudi circolari lignei con grandi umboni in metallo, lance e asce danesi) sono assolutamente affiancabili ai guerrieri vichinghi del finire del primo millennio, anche per materiali e stile.

 

Riguardo le armature, la questione si fa molto diversa.

Per cominciare, vanno sfatati tre miti diffusi sulle abitudini militari dei vichinghi, non supportati da nessuna vera testimonianza storica: essi non andavano in guerra con elmi cornuti, non indossavano in maggior parte protezioni di cuoio, e sicuramente non si presentavano sul campo di battaglia a torso nudo o semi-nudo. Queste tre caratteristiche sarebbero al massimo vagamente avvicinabili (sempre con molte cautele) ai guerrieri di alcune delle tribù germaniche che Roma dovette affrontare nel corso della sua storia – svariati secoli prima dell’epoca qui trattata.

Il guerriero vichingo medio del VIII-IX secolo d.C. si presentava in battaglia vestito in modo molto più “moderno” e professionale di quello che la vulgata comune racconta, indossando una cotta di maglia e/o un gambesone, a cui era affiancato un semplice elmo con protezioni per il naso o per il viso (non troppo diversi da quelli nel gioco, corna escluse). I vichinghi erano abili metallurgi, non bande di barbari primitivi e armati alla meno peggio; non a caso le loro razzie erano enormemente temute  dalle popolazioni dell’europa continentale, che non erano dotate di equipaggiamenti veramente migliori dei loro sotto nessun aspetto.

 

I Samurai

For Honor Samurai

 

Parlando di Samurai, bisogna cominciare con lo stesso discorso già fatto per i cavalieri: di quale epoca? Il termine “samurai” è tanto vago quanto quello di “cavaliere medievale”, e sebbene rimandi vagamente ad una certa figura di guerriero, attraversa in realtà svariati secoli, stili e mezzi teconologici.

I samurai che si vedono nel gioco sono abbastanza realistici nelle armi (katana, nodachi, tetsubo e naginata) e negli elmi (kabuto in giapponese) se associati ad un’epoca corrispondente circa al nostro Basso Medioevo. Le armature sono più fantasiose, e sembrano basate su concetti e componenti realmente esistenti, ma ricombinati in modi strani che generalmente lasciano un po’ troppi punti deboli esposti.

Le parti di armatura in legno massiccio sono probabilmente l’aspetto più inesatto, oltre a sembrarmi abbastanza controproducenti sul campo di battaglia (per fornire una protezione equivalente all’acciaio il legno deve essere mantenuto molto spesso, finendo per diventare persino più pesante di una protezione equivalente in metallo). Le armature samurai sono sempre state in metallo, e anche i grandi spallacci rettangolari e “volanti” (chiamati sode) erano a loro volta in metallo oppure in cuoio, tenuti insieme da una rete di tessuti più o meno fitta.

 

Nota a parte: gli scudi giapponesi

È corretto affermare che in epoca samurai i tradizionali scudi fossero praticamente inesistenti, perché poco pratici per una classe guerriera principalmente dedita all’uso di armi a due mani (arco, lancia ecc.), e strutturalmente sostituiti da componenti dell’armatura stessa indossata dai samurai (come il già citato sode). For Honor, tuttavia, assegna uno scudo ai soldati generici degli eserciti Samurai.

Benché questa immagine sia storicamente errata, poiché i samurai non impugnavano scudi in battaglia allo stesso modo degli europei, è interessante notare come lo stile degli scudi utilizzati nel gioco è ripreso da reali scudi effettivamente utilizzati in giappone in epoca pre-samurai. Gli sviluppatori erano evidentemente ben consapevoli di quello che stavano facendo.

 

Scudo giapponese

 

Osservazioni generali sul combattimento

Fino ad ora mi sono focalizzato sul realismo negli equipaggiamenti dei personaggi delle varie fazioni, ma con tutto questo parlare di “accuratezza storica” mi sento in dovere di fare una precisazione: la rappresentazione della maggior parte dei combattimenti nel gioco non è, in nessun modo, realistica.

 

Quanto è facile penetrare un’armatura?

In primo luogo, dimenticatevi quello che hollywood e i videogiochi vi hanno insegnato: la stragrande maggioranza delle armi da taglio non possono semplicemente penetrare un’armatura in metallo appena competente, incluse cotte di maglia, armature a placche e armature a squame. Questo per non parlare delle molto più moderne armature a piastre, che offrivano un livello di protezione impareggiabile fino all’arrivo delle armi da fuoco (che resero inservibili sostanzialmente tutte le armature metalliche, conseguentemente abbandonate).

 

 

In altre parole, se i personaggi del gioco andassero realmente in guerra così come li si vede vestiti e armati, i Cavalieri avrebbero un enorme vantaggio su tutti gli altri, poi ci sarebbero i Samurai, e infine i Vichinghi; perché in questo stesso ordine di efficacia si piazzano le loro armature, e la maggior parte delle classi sono equipaggiate con armi inadatte ad affrontare un avversario pesantemente corazzato.

Dimenticatevi quindi una lancia che passa da parte a parte il petto di un cavaliere con una corazza a piastre, oppure una katana che decapita di netto un uomo con una cotta di maglia integrale. Tutto questo è semplicemente e definitivamente impossibile.

 

La spada era veramente l’arma più comune?

Anche se oggi la spada viene vista come l’arma da guerra pre-polvere da sparo per antonomasia, nelle epoche equivalenti a quanto mostrato nel gioco (700-1’500 d.C. circa) essa era più un equipaggiamento di ripiego, un simbolo di status, o un’arma per la difesa personale. La spada dominò completamente i campi di battaglia – assieme alla lancia – solo in epoca pre-medievale, quando le tecnologie metallurgiche per la creazione di armature erano ancora poco avanzate, o comunque pochi soldati sul campo di battaglia potevano permettersi di acquistare una sovrabbondanza di protezioni (e, anche detto questo, preciso che il gladius romano era pensato principalmente per effettuare affondi, e non per tagliare).

 

Da quando le armature si evolvettero e si diffusero, in europa i loro avversari naturali divennero le frecce, i dardi di balestra, le lance (per sfruttare la velocità di un cavaliere alla carica contro lui stesso) e tutta una lista di equipaggiamenti pensati appositamente contro di esse (sia armi vere e proprie, come il martello d’armi, la mazza ferrata, il mazzapicchio ecc., che piccoli strumenti ausiliari, come il quadrello, utilizzati per uccidere un cavaliere atterrato o incapacitato).

Un cavaliere in arcione avrebbe prima di tutto cercato di fare valere la propria quantità di modo utilizzando una lancia, e avrebbe preferito una spada su tutte le altre alternative solo contro arcieri, popolani e armigeri molto meno corazzati di lui. La spada era un’arma molto versatile, ma decisamente non la prima scelta per tutte le occasioni, soprattutto sapendo di affrontare un altro avversario pesantemente corazzato.

Tutto questo vale ancora di più nel caso dei samurai, per i quali la katana era principalmente un simbolo di status sociale e uno strumento per la difesa personale nella vita civile. In battaglia i samurai erano soprattutto arcieri (originariamente arcieri a cavallo), e in ogni caso per il corpo a corpo sarebbero stati equipaggiati con armi inastate, come una yari o una naginata (dotate di maggiore portata, forza penetrativa ed efficacia contro la cavalleria). La scelta meno conservativa, che univa un po’ le funzionalità di katana e arma lunga, sarebbe stata la massiva nodachi. Un samurai avrebbe facilmente potuto avere la propria katana con sé sul campo di battaglia, ma solo come arma di riserva, ed è improbabile che si assistette molto spesso a cariche katana alla mano, per intenderci.

Le testimonianze sui vichinghi sono meno adamantine, ma sembra che nel loro caso le armi più diffuse fossero le scuri e le lance, molto più economiche, semplici e veloci sia da fabbricare che da riparare, e che ancora una volta le spade fossero riservate ai capi militari e alle persone di alto rango, fungendo tanto da arma vera e propria quanto da elemento di ostentazione.

 

Tutto questo mio discorso conclusivo non è per dare contro a For Honor, che al contrario fa un ottimo lavoro nel differenziare gli equipaggiamenti di tutte le fazioni e mostrare armi dalle funzionalità reali molto diverse. Volevo solo cogliere l’occasione per precisare definitivamente come le varie armi avessero funzioni molto distinte nella pratica delle cose, e che le spade erano tutt’altro che l’opzione migliore, o anche solo la più diffusa, sui campi di battaglia medievali.

Lorenzo Forini
Sono nato a Bologna nel 1993, videogioco da sempre, e da sempre mi ha affascinato l'idea di andare oltre al solo giocare, di cercare di capire cosa c'è nascosto in ogni titolo dietro al sipario più immediato da cogliere. Se i videogiochi sono una forma d'arte, forse è il caso di iniziare a studiarli davvero come tali.