RetroGaming, puntata 50 - vari giochi di cui non ho mai avuto occasione di parlare

RetroGaming puntata 50 - speciale

Sembra incredibile, ma siamo arrivati a quota 50 in questa mia folle discesa in solitaria nei vicoli più sinistri e inesplorati della storia videoludica. Sì, è vero che sono trascorsi ben tre anni dal primo episodio di questa rubrica (nonché il mio primo articolo in assoluto su GameBack!), ma onestamente non credevo che avrei visto questo giorno.

Nelle scorse 49 puntate ho avuto modo di trattare un po’ di tutto, dai City Builder agli Spectacle Fighter, dagli FPS agli Action Adventure, dagli Strategy a doppia scala ai Racer Arcade, dagli RPG ai Fighting game, dai Platform ai Dungeon Crawler giapponesi, omaggiando qualche titolo cult, dissotterrando piccole perle quasi dimenticate, sostando per una o due bizzarrie, riabilitando titoli ingiustamente sminuiti, registrando un paio di lunghi video che nessuno ha guardato, lodando capolavori indiscussi e cadendo vittima di cose che mai avrebbero dovuto vedere le luce del sole. Poi, e solo poi, c’è The Snow Queen Quest.

 

Ad ogni modo non siamo qui per guardare al passato, ma… no, ok – a pensarci meglio, in effetti siamo qui esattamente per quello. Non solo perché i giochi di cui scrivo sono tutti discretamente datati, ma perché ho deciso di scrivere una puntata diversa dal solito: anziché parlare approfonditamente di un singolo titolo, voglio fare un po’ il punto e togliermi diversi sassolini dalla scarpa.

Il poche parole, l’argomento di oggi sono alcuni giochi di cui avrei voluto o potuto scrivere in questa rubrica, ma a cui per una ragione o per un’altra non ho mai avuto occasione di dedicare una puntata. Allacciatevi bene le cinture, perché ci saranno parecchi saliscendi lungo il percorso.

 

 

Dracula 1 e 2 (La risurrezione + L’ultimo santuario)

dracula 2 screenshot

 

Due titoli Point and Click molto interessanti, che compongono di fatto un’unica storia senza troppa soluzione di continuità, e di cui non ho mai scritto un po’ per mancanza di tempo e un po’ perché basare un intero articolo su un semplice Point and Click privo di particolari stramberie senza farne un mezzo walkthrough è impresa più ardua di quanto potreste immaginare.

La storia è un sequel diretto del romanzo di Stoker: Dracula è stato apparentemente ucciso da Jonathan Harker, ma torna comunque in vita e rapisce nuovamente Mina, la moglie del protagonista. Durante il primo gioco Harker è in Transilvania, si infiltra nel castello del conte, libera Mina e compie una rocambolesca fuga assieme a lei; nel secondo, invece, Dracula segue la coppia fino a Londra, dove rapisce ancora una volta Mina, fino a quando Harker non lo elimina in maniera più definitiva e trova finalmente la serenità per sé e la sua consorte.

 

Il primo titolo si distingue, nel panorama del suo genere in quegli anni, per proporre enigmi basati principalmente su azioni razionali e immaginabili, riducendo notevolmente sia il pixel-hunting che i puzzle strampalati e palesemente fuori contesto, riuscendo comunque a mantenere un discreto grado di difficoltà. Verso la fine iniziavo un po’ a perdermi, ma non posso dire che il gioco faccia nulla di completamente folle o insolvibile.

Il sequel è più elaborato e avanguardistico, con anche alcune coraggiose sequenze d’azione in semi-tempo reale, ma tutto sommato si mantiene in linea con l’originale nello stile. La differenza più percettibile, comunque, è che qui sì che incontrerete puzzle logici discretamente criptici e richiedenti fantasia, e statisticamente finirete per consultare una guida prima o poi. Rimane nel complesso un buon gioco, e una continuazione sostanzialmente obbligatoria una volta terminato il primo.

 

In sintesi: Se vi piace il genere, due giochi da provare e facilmente reperibili in versione digitale per PC (con addirittura la localizzazione italiana completa!).

 

 

Pathologic

pathologic

 

Beh, ecco… sì. Se avete giocato a Pathologic sono sicuro che avete già capito. “Se guardi troppo a lungo dentro l’abisso” e tutto il resto, insomma.

 

Pathologic è un titolo che oggi, col senno del poi dell’Early Access, identificherei come “Survival”, ma in realtà è solo una meschina scusa per mettere in scena uno dei meta-drammi sofistico-allegorici più deliranti, indecifrabili e affascinanti mai visti in un videogioco.

La verità è che su Pathologic si potrebbe scrivere un’enciclopedia, non un articolo, ma non so quanto di essa avrebbe davvero alcun senso per chi non lo ha giocato.

 

In sintesi: È degli stessi sviluppatori che hanno generato questo. E più non dimandare.

 

 

Lords of the Realm 2

lords of the realm 2

 

Precursore di Lords of Magic, sempre sviluppato da Impressions Games, e grazie al quale si capiscono ancora meglio i passaggi evolutivi che hanno condotto al modello di gioco alla Total War. Nel caso ve lo steste chiedendo, è di fatto una versione estesa e migliorata di Lords of the Realm 1 con anche una nuova campagna, esattamente come succedeva per i primi Heroes of Might and Magic.

Lords of the Realm resta simile a Lords of Magic (di cui ormai devo essere la persona che ne ha fatto il nome per iscritto più volte nella storia dell’uomo; cioè più di 7), ma è impostato su una serie di missioni di dimensioni ridotte, anziché su un’unica campagna con un intero mondo collegato. I movimenti sulla mappa sono già “liberi” e non in stile Risiko, e i tool di gestione del regno sono piuttosto articolati, con fattori come popolazione, ordine pubblico, distribuzione dell’attività della manodopera e un bilancio dinamico.

 

Inizialmente volevo parlarne per continuare la mia “ricerca” su questo sottogenere, ma mouse alla mano si è rivelato impensabile da giocare approfonditamente senza perderci la ragione: le uniche strategie vincenti sono quelle che discernono le logiche antilogiche dell’IA e producono degli exploit attorno alle sue molte carenze. I problemi principali, parlando in generale, sono due.

Il primo è la diplomazia; se pensavate che quella dei vecchi Total War fosse pessima, allargate i vostri orizzonti. Qui sistematicamente un’altra fazione vi dichiara guerra e inizia a muovere un esercito contro di voi, la contattate e firmate un armistizio, per poi vedere il suo esercito che completa comunque il movimento di invasione e vi ri-dichiara guerra automaticamente perché siete entrati in battaglia.

Il secondo è che questo gioco ha le meccaniche RTS, usate per le battaglie, più afunzionali e ingovernabili che abbia mai visto (e lo dice qualcuno che ha giocato a Zeus: Master of Olympus). Anche una volta accettato che l’ampiezza della visuale è la stessa offerta dal buco di una serratura e che il pathfinding è degno di un incubo lovecraftiano, è impossibile non dico adottare qualsiasi tattica vagamente realistica, ma anche solo far fare a qualcuno quello che volete voi senza che si metta di sua iniziativa a fare l’esatto opposto ogni due per tre. Quando in un gioco di strategia con pretese tattiche selezionare qualcuno inizia a farlo muovere a destra e a sinistra senza apparente ragione, ci sono dei problemi gravi.

 

In sintesi: Titolo poco noto e dall’alto interesse storico, ma incredibilmente datato e frustrante da giocare.

 

 

Gex

gex

 

Gex è un Platofrm 2D colorato, originale, competente, vario e spiritoso. Non so perché non ci ho mai fatto un articolo, certe volte sono davvero un ammazzabalotta.

 

La trama è strampalata (un geco antropomorfo teledipendente viene risucchiato dentro un televisore dal cattivone di turno, o qualcosa di simile), ma fa da premessa per quello che è il tema dell’intero gioco: vari stereotipi cinematografici, a cui si adattano particolarmente bene sia i livelli e i nemici di gioco che le battute sarcastiche del protagonista.

Gex non è un gioco facile, e prevede un game-over definitivo; se proprio non ci state non faticherete a trovare un cheat per mettervi 99 vite e lasciarvi definitivamente alle spalle il rischio di dover ricominciare la partita da zero. I controlli dal canto loro sono ottimi, permettendo anche di scalare pareti e soffitti, e il level design è spesso intelligente e vario. All’inizio la visuale sembra molto stretta, ma dopo un po’ ci si abitua e si capisce che il campo visivo è più che sufficiente visto il modo in cui sono costruiti gli ambienti.

L’unico vero problema (io l’ho giocato su PC, non so come vada altrove) è che non si salva come dio comanda, ma tramite password che dovrete scrivervi a mano e poi reinserire ogni volta nel gioco. Almeno avevo una tastiera per farlo.

 

In sintesi: Davvero, non c’è ragione di perdere tanto tempo a spiegare questo o quello; se vi piacciono i Platform Gex è disponibile per PC e per tutte le vostre console desuete preferite, andate a darci un’occhiata.

 

 

The Elder Scrolls Legend: Battlespire

battlespire

 

Installo il gioco.

Avvio il gioco.

“Nuova partita”.

Creazione del personaggio.

Il gioco crasha.

 

Avvio il gioco.

“Nuova partita”.

Creazione del personaggio.

Sono in una stanza di pietra, inizio ad esplorare e a familiarizzare coi controlli.

Trovo una qualche specie di Imp.

Avvio un dialogo.

Gli dico la frase sbagliata e finisco ucciso prima di avere capito cosa diavolo stia succedendo esattamente.

Game over.

 

“Nuova partita”.

Creazione del personaggio.

Il gioco crasha.

 

Disinstallo il gioco.

 

In sintesi: Non guardate me, passavo solo di qui.

 

 

Robin Hood: The Legend of Sherwood

robin hood legend of sherwood

 

Con scenari complessi e colorati e tutta l’allegra compagnia di briganti, Robin Hood: The Legend of Sherwood è un titolo micro-tattico un po’ tardivo e, di fatto, ammattente da giocare per chiunque non abbia devoluto l’anima al demonio in cambio di rapidità articolari e sinaptiche sovrannaturali.

 

Si controllano Robin e vari suoi compagni con una visuale da RTS, dovendo completare delle specie di puzzle tattici in tempo reale che vi richiedono di posizionarvi, compiere varie azioni offensive ed evasive per sfruttare le abilità dei singoli e l’ambiente a vostro vantaggio, con set complessi di animazioni e di reazioni dell’IA.

C’è solo un problema: stare dietro in tempo reale a quello che succede, con svariati personaggi e dei controlli che richiedono più click per portare a termine qualsiasi azione complessa, assomiglia molto ad una sfida contro l’impossibile, e la situazione vi sfugge di mano prima di quanto immaginiate. Ho cercato a lungo nel gioco stesso e su internet, incredulo, un comando per mettere in pausa l’azione, in modo da poter dare con calma tutti i complessi ordini richiesti per eseguire qualsiasi piano con un minimo di coordinazione, ma non dovete temere: non ne troverete nessuno.

A quanto pare esiste una cerchia eletta di persone in grado di domare e completare Robin Hood: The Legend of Sherwood, ma se devo giocare come un pro-gamer coreano sotto speed tanto vale che apra il multiplayer di Starcraft 2.

 

In sintesi: Probabilmente ha molto potenziale se ci si fa la mano, ma a mio avviso il gioco non vale semplicemente la candela, e il divertimento viene molto rapidamente rimpiazzato da frustrazione e mal di testa.

 

 

Rune

rune

 

Rune è un Action in terza persona basato sul combattimento all’arma bianca. Appartenendo alla stessa tipologia di altri titoli di cui avevo già scritto, lo avevo inquadrato nella speranza che introducesse qualcosa di diverso, e sapesse proporre una sfaccettatura originale di questo sottogenere dimenticato. Salta fuori che non è così.

 

Dovendo descrivere Rune in una singola frase, si potrebbe dire “Vai dritto e premi a ripetizione il tasto attacco quando sei vicino a dei nemici, il videogioco”. Si inizia in una splendida illusione – un villaggio esplorabile! dei dialoghi! una trama! – ma l’incantesimo si spezza velocemente, e prima che ve ne accorgiate starete vagando in grotte/segrete/montagne/fortezze/inferi tagliando senza troppi complimenti granchi/goblin/scheletri/nani/vichinghi/demoni con un sistema di combattimento senza arte né parte, fluttuante e de facto a un bottone, neppure condito da veri e propri enigmi di sorta.

Forse potrei aggiungere qualcos’altro, ma ripeterei in gran parte tutto quello che ho scritto per Enclave, togliendo però il grosso dei pochi elementi di variazione e originalità che quello almeno riusciva a mettere insieme. E se un gioco riesce a farmi rimpiangere Enclave, qualche domanda bisogna farsela.

 

In sintesi: Gioco giocabile, ma corto, monotono e senza niente da dire. Contro ogni mio vecchio pronostico, se volete un titolo simile vi consiglierei piuttosto Enclave – o ovviamente Blade of Darkness, se solo GoG non ne avesse interrotto la vendita.

 

 

Jackie Chan Adventures

jackie chan adventures

 

Questo è probabilmente l’articolo mancato che è andato più vicino ad esistere. L’intenzione c’era tutta, se non che ho completato il gioco in un periodo in cui avevo veramente poco tempo libero e poi con il passare delle settimane i dettagli sono iniziati a sfumare nella mia mente, complicando di molto la stesura di un’intera pagina su di esso senza rigiocarmelo una seconda volta – opzione francamente non sindacabile.

 

Jackie Chan Adventures è un Action-Adventure in terza persona con minimi elementi di hub e un numero sorprendente di attività secondarie. Essendo tratto da un cartone animato per ragazzini che ha per protagonista un Jackie Chan pietosamente svuotato di due terzi dei suoi anni, il gioco comincia con un discreto misto di “WTF?” e di “tutto sommato pensavo peggio”, se non altro perché c’è una buona rotazione di combattimenti e puzzle. Ma più si va avanti più i veri e propri puzzle spariscono, sostituiti da minigiochi della più becera lega, e più ci si rende conto che ogni combattimento è completamente a prova di imbecille se si usano uno o due trucchetti.

E il problema è esattamente quello: per tutta la varietà e la fantasia che gli sviluppatori hanno messo negli stage e nelle attività, con delle meccaniche fondamentali così semplificate e semplici da applicare non si ha mai la sensazione di stare davvero facendo qualcosa di inedito e che vi trasmetta un feedback diverso dalle altre 2, 3, 8 ore che avete già giocato in precedenza. Molte cose semplicemente arrivano e l’attimo dopo se ne sono andate, senza avere lasciato alcun segno. Anche la trama e i dialoghi, se avete più di 14 anni, non aiutano.

 

Da tutto questo, ci tengo a precisare, sono esclusi comandi e fisica dei salti, che fanno solo schifo alla vita e devono autoespungersi dal creato.

 

In sintesi: È il classico caso in cui si dovrebbe dire “consigliato ai fan della serie”, ma francamente non so quanti di loro leggeranno mai questo articolo. Se un giorno pondererete lo scopo della vostra esistenza, comunque, guardate questa intro e Madre Natura vi sorriderà nuovamente:

 

 

L’articolo di oggi è terminato – ma non disperate, perché questo non è un addio: nuovi, vecchi giochi saranno riportati alla luce dal sottoscritto. Forse accadrà domani, forse fra una settimana. Più probabilmente tra un mesetto o due, visti i tempi abituali.

In ogni caso, sicuramente non smetterò con il retrogaming – quindi non vedo perché dovrei smettere con RetroGaming.

 

Alla prossima.

Lorenzo Forini
Sono nato a Bologna nel 1993, videogioco da sempre, e da sempre mi ha affascinato l'idea di andare oltre al solo giocare, di cercare di capire cosa c'è nascosto in ogni titolo dietro al sipario più immediato da cogliere. Se i videogiochi sono una forma d'arte, forse è il caso di iniziare a studiarli davvero come tali.